“Incontro dei santi” oggi alle 12 in piazza

31 Marzo 2024

L’appuntamento dopo la messa nella cattedrale. Il vescovo Cipollone: «Apriamo i cuori all’amore»

LANCIANO. Sono ancora le tradizioni a segnare la Pasqua in città. L’“Incontro dei santi” oggi e il “Saluto dei santi” martedì, infatti, chiudono le celebrazioni pasquali a Lanciano. E sono ancora le confraternite, questa volta quelle del Purgatorio, di Santa Maria Maggiore e Sant’Agostino protagoniste, come lo è stata l’Arciconfraternita di San Filippo Neri nei giorni scorsi.
Questa mattina, attorno alle 12, dopo la messa pasquale celebrata nella cattedrale della Madonna del Ponte dall’arcivescovo Emidio Cipollone alle 10.30, si rievoca l’incontro tra Gesù risorto e Giovanni con quest’ultimo che, di corsa, va a dare la bella notizia alla Vergine Maria. Portato in spalla dai confratelli di Santa Maria Maggiore l’apostolo annuncia tre volte, in un dialogo fatto di gesti e inchini, la resurrezione del Figlio alla Madonna, ma solo al terzo annuncio e alla vista di Gesù, la Madonna perde l’abito nero del lutto e fa risplendere l’abito della festa, verde dal manto bianco.
Dopo il saluto e le campane a festa le tre statue lignee del Salvatore, della Madonna e di San Giovanni, sono portate nella cattedrale dove restano fino a martedì. Alle 12 di martedì ci sarà il “saluto dei santi” al Salvatore e il ritorno delle statue nelle rispettive chiese. Una tradizione che secondo Cipollone, si aggiunge a quei riti della Settimana santa che hanno richiamato con le processioni di giovedì notte e venerdì migliaia di lancianesi, che danno ulteriore valore alla liturgia pasquale che li guida e da cui hanno vita. Vescovo che ricorda nel suo messaggio il valore della Pasqua. «Pasqua è vita, è amore, è comunità», dice il prelato, «e l’augurio è che ogni giorno della nostra vita, con amore, possiamo essere annunciatori e testimoni di Cristo in una dimensione sinodale e comunitaria. In passato si diceva che sulla terra l’uomo e le altre creature avevano tutte un unico destino: la morte, perché l’uomo è un soffio, è vapore che sparisce al primo sole. Ma, si restava con l’amaro in bocca. Una risposta soddisfacente alla domanda della morte arriva solo quando si è affrontata con il cuore. E questo è avvenuto, e avviene, con la Pasqua». Ricordando il giorno in cui Maria Maddalena e poi gli apostoli Pietro e Giovanni trovano la tomba di Gesù vuota e si pongono delle domande diverse sull’accaduto guidate da ciò che vedono - Maddalena - da ciò che la mente cerca di spiegare - Pietro - il vescovo invita a fare come Giovanni: «Perché la Pasqua sia di Resurrezione dobbiamo fare come Giovanni, simbolo del discepolo autentico», chiude Cipollone, «aprire la mente ma anche il cuore, aprirci all’amore verso Gesù per esserne annunciatori e testimoni, aprirci alla comunità e alla vita perché la morte è la penultima parola, non l’ultima perché il Signore è risorto, è il Dio dei vivi non dei morti e con lui siamo vivi. Buona Pasqua».
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