Indotto Sevel, Fiom preoccupata sul futuro

Atessa. Fegatelli: «Ditte pronte a fare accordi con lo stabilimento in Polonia per la riduzione dei costi»
ATESSA. Desta preoccupazione la situazione Sevel, alle prese con una importante salita produttiva che ha portato all'applicazione, dal 2 maggio scorso, di una nuova organizzazione lavorativa che prevede 18 turni (16+2), ma anche con la concorrenza interna all'Europa dello stabilimento di Gliwice in Polonia che produrrà 100mila furgoni l'anno del tipo a “passo lungo”. A lanciare l'allarme è la Fiom, per voce del segretario regionale Alfredo Fegatelli: «Da un anno e mezzo la Fiom lancia l'allarme sui pericoli dell'investimento a Gliwice da parte di Psa», rimarca il sindacalista, «oggi, con l'avvento di Stellantis, le nostre preoccupazioni iniziano a prendere forma. È iniziata la politica della riduzione dei costi e della rinegoziazione dei costi di fornitura. Molte aziende dell'indotto stanno iniziando a contrarre accordi per fornire la Polonia, altre stanno pensando di insediarsi in quel territorio. Quello che momentaneamente sembra un vantaggio rischia di trasformarsi in una "trappola". Una volta che l'impianto di Gliwice sarà contornato di aziende fornitrici così come è avvenuto per la Sevel, inizierà la più feroce competizione tra i due territori e chi ne farà le spese saranno come sempre i più deboli, i lavoratori che in questi anni hanno contribuito in maniera determinante alla ricchezza di questa regione. È giunto il momento che la politica riconosca i meriti dei lavoratori e chieda a Stellantis di investire in Val di Sangro per realizzare il nuovo furgone».
E desta timore anche la situazione occupazionale. «In Stellantis cominciano a vedersi gli effetti della grande operazione di fusione», riflette Giuseppe Redondi, responsabile lavoro per il Partito comunista Abruzzo, «produzioni delocalizzate in Polonia, sede legale in Olanda. Fine della rete dei concessionari medi e piccoli. Fine dell’indotto in Italia. E ora i licenziamenti: si inizia con Melfi dove da 2 linee di produzione si passa ad una. Per chi resta, solo maggiore sfruttamento. Per poi passare a Cassino dove una massiccia campagna di incentivi al licenziamento sta producendo una fuga in massa dei lavoratori, in primis degli impiegati, e ora in Sevel dove gli interinali in scadenza (una ottantina, ndc) non verranno riconfermati e al loro posto arriveranno altri trasfertisti dagli stabilimenti improduttivi. Il tutto sotto il complice silenzio delle organizzazione sindacali firmatarie che, peggio, illudono ancora i lavoratori promettendo chissà quale roseo futuro, e dei partiti in Parlamento».
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