Influenza, ricoveri in aumento: «L’ospedale torna a riempirsi»

14 Dicembre 2022

Scarseggiano i posti letto nei reparti. E ora anche il pronto soccorso comincia ad essere sovraccarico Il primario Cipollone: «Questo ceppo non va sottovalutato, si sta diffondendo parecchio tra i bambini»

CHIETI. L’influenza corre veloce e fa schizzare il numero dei ricoverati in ospedale. In questi giorni i reparti di Clinica medica, Medicina e Geriatria del policlinico sono fortemente sotto pressione e i posti letto scarseggiano.
«Si tratta di un ceppo stagionale molto virulento», spiega il professor Francesco Cipollone, direttore del dipartimento di Medicina e scienze dell’invecchiamento dell’università d’Annunzio e primario del dipartimento Medico e della Clinica medica dell’ospedale teatino. In questi giorni, infatti, i tre reparti, che contano in totale 105 posti letto, sono stati progressivamente riempiti da pazienti alle prese con le complicazioni dell’influenza “australiana”.
«Stiamo cercando di accelerare le dimissioni dai reparti per liberare posti a chi arriva quotidianamente dal pronto soccorso con sintomi influenzali», spiega il professor Cipollone, «altrimenti il sistema di assistenza rischia di andare in forte difficoltà». Il picco dell’influenza è atteso a ridosso del Natale, ma quest’anno il virus stagionale sta colpendo con frequenza anche i bambini, soprattutto quelli con meno di cinque anni. I sintomi sono quasi indistinguibili rispetto al Covid: febbre alta, raffreddore, dolori articolari, congestione alle alte e medie vie respiratorie. In questo caso, però, è il tampone a fare da spartiacque. E a tal proposito il professor Cipollone consiglia «l’uso delle mascherine a tutti i pazienti fragili, per evitare il contagio, disinfettarsi spesso le mani e soprattutto, in caso di sintomi gravi, contattare il medico di medicina generale e non recarsi al pronto soccorso senza una prima diagnosi, perché è già abbastanza sovraccarico. Il medico di base ha tutte le competenze per fare una prima valutazione».
L’andamento clinico di questo ceppo influenzale è già piuttosto chiaro: c’è la prima fase di febbre altissima (anche a 40), che può durare 2 o 3 giorni, seguita da un progressivo miglioramento. Possono sorgere eventuali complicazioni respiratorie, come bronchiti o polmoniti. Ma per quanto riguarda i casi più lievi il professor Cipollone consiglia di non prendere antibiotici «perché rischiano di favorire infezioni batteriche. I casi non gravi possono essere gestiti con paracetamolo o antinfiammatori».
Secondo il primario, inoltre, l’esplosione del nuovo ceppo influenzale è legata a doppio filo alla gestione del Covid: «Negli ultimi due anni abbiamo avuto una forte restrizione dei contatti fisici», conclude Cipollone, «e non siamo stati esposti al virus influenzale stagionale. Questo è stato positivo, ma ora paghiamo pegno perché è un ceppo che il nostro sistema immunitario non conosce e per cui al momento siamo più vulnerabili».