Intascano i soldi delle bollette: impiegati a processo

8 Maggio 2019

Spariti quasi 19mila euro versati dai contribuenti teatini La società del Comune chiede un maxi risarcimento

CHIETI . Finiscono sotto processo gli impiegati accusati di aver intascato i soldi versati dai contribuenti teatini per le bollette dell’acqua. Il giudice Luca De Ninis ha rinviato a giudizio due ex dipendenti di Teateservizi, la società del Comune di Chieti che si occupa della riscossione dei tributi: si tratta di Girolamo Nigro, 58 anni, originario di Taranto e residente a Ortona, e di Mario Cerasa (35), nato a Pescara e residente a Cepagatti. Entrambi devono rispondere di peculato e falso: la prima udienza, davanti al tribunale collegiale di Chieti, è in programma il 17 aprile. Secondo le indagini dei carabinieri, coordinate dal pm Giancarlo Ciani, i due hanno costruito un meccanismo fatto di bollettini postali «falsi o duplicati» per mascherare le operazioni illecite andate avanti dall’agosto del 2016 al dicembre del 2017. La Teateservizi, assistita dall'avvocato Luca Paolucci, si è costituita parte civile e chiede un risarcimento dei danni di 56.700 euro. Per l’accusa, Nigro e Carasa hanno falsificato «136 bollettini postali per ben 264 volte riproducendo gli stessi al fine di attestare a terzi l'avvenuto pagamento della tassa per la pratica di voltura dell'utenza idrica». Così facendo «attestavano come versati», ma in realtà trattenuti a loro vantaggio, 18.900 euro. I difensori degli imputati, gli avvocati Giuliano Milia e Maria Sirolli, avevano chiesto di derubricare l’accusa di peculato in truffa aggravata. Ma, secondo il giudice, in questa fase è «impossibile» farlo, perché sussistono «validi e contrapposti argomenti per ritenere i fatti riconducibili» a entrambi i reati. L’inchiesta è partita da una denuncia presentata da Antonio Barbone, direttore generale della Teateservizi. Alcuni contribuenti, dopo aver ricevuto il sollecito di pagamento delle bollette dell’acqua, si sono presentati negli uffici per protestare e far presente di aver già saldato quelle fatture, consegnando il denaro contante agli addetti di Teateservizi. Quelle somme, però, non risultavano accreditate né sui conti correnti della società, né su quelli intestati al Comune. Gli investigatori hanno poi scoperto mancati introiti anche per «le richieste di voltura utenza» e le «richieste di allacciamento nuova utenza del canone idrico»: per la prima pratica ogni contribuente deve versare 50 euro, mentre per la seconda 100 euro. (g.let.)