«Io e gli altri sette disabili messi alla porta dal Comune»

5 Maggio 2014

LANCIANO. «Sono Pasquale Di Vito, appartenente alle categorie protette, ex operatore Informagiovani del Comune di Lanciano, responsabile della sezione Infohandicap. Sono stato messo alla porta...

LANCIANO. «Sono Pasquale Di Vito, appartenente alle categorie protette, ex operatore Informagiovani del Comune di Lanciano, responsabile della sezione Infohandicap. Sono stato messo alla porta insieme agli altri storici colleghi del servizio».

Inizia così la lettera-sfogo di uno dei tre operatori dell’Informagiovani licenziati dalla cooperativa per cui lavoravano, poiché il Comune non ha rinnovato l’appalto per la gestione del servizio di accoglienza e informazione sulle tematiche di interesse giovanile. Una scelta che l’assessore alle politiche sociali, Dora Bendotti, ha giustificato come conseguenza della revisione della spesa pubblica, che sta determinando la rimodulazione dei servizi comunali in tutti i settori. Il Comune ha fatto sapere che da questo mese lo sportello è gestito “in house”, da un dipendente comunale, fino al nuovo appalto, che sarebbe previsto a settembre. «Con il mio intervento», spiega Di Vito, «vorrei sottolineare alcuni aspetti di questo dramma che finora non sono stati affrontati». Primo fra tutti quello della perdita di lavoro da parte di soggetti svantaggiati. «Se oltre al sottoscritto contiamo i sette ragazzi delle borse lavoro psichiatriche (il Comune ha deciso di rinnovarne solo 5 affidandole ad altri pazienti indicati dalla Asl, ndc)», scrive l’ex operatore, «siamo a otto disabili cacciati in pochi mesi da questa amministrazione. Mi chiedo: è un record nazionale? Che amministrazione è mai questa? Si rendono conto del dolore che stanno provocando a tante famiglie, madri, padri, figli?».

«L’assessore Bendotti», continua Di Vito, «mi aveva chiesto anche per il 2014 una programmazione eventi Infohandicap di alto livello, naturalmente senza mettermi a disposizione alcuna risorsa. Ma non mi sono perso d’animo. Mi sono ingegnato e ho consegnato all’assessore, a dicembre 2013, ben tre idee con i relativi canali di fattibilità: sesso e disabilità, vita indipendente, lavoro disabile in Europa. Subito dopo, a gennaio, mi sono state drasticamente decurtate le ore d’ufficio, per cui sono rimasto con 4 ore a settimana, 16 mensili. Ho inviato una lettera al sindaco Mario Pupillo, affermando che con tale modalità mi era impossibile procedere all’organizzazione dei tre eventi, a meno di non dedicarmi ad essi come volontariato. Ho sempre fatto tanto volontariato, ma è insopportabile che un’amministrazione pubblica mi eroghi una paga irrisoria, mi affidi una tempistica lavorativa impossibile e pretenda da me attività complesse e gravose nella loro organizzazione. Non c’è rispetto».(s.so.)