Itinerario per la bellezza cristiana di Chieti

Iniziativa dell’arcidiocesi con l’Ufficio per la pastorale del tempo libero alla scoperta dei luoghi di culto
CHIETI. #OraVieneIlBello è il nome dell’iniziativa che l’arcidiocesi di Chieti-Vasto ha condiviso in questo periodo estivo pensato per esperienze generative di turismo e ospitalità religiosi, di pellegrinaggi e cammini di fede. «Nell’ambito di tre diverse dimensioni di invocazione alla speranza («Spera e cammina», «spera e abita», «spera e prega»), Chieti», spiegano i promotori dell’iniziativa, «offre in modo luminoso l’esperienza “abitativa” della sua arte».
“Dalla notte alla luce” è stato il titolo particolare dell’itinerario scelto dai responsabili diocesani d’ufficio, don Emiliano Straccini e don Gilberto Ruzzi, per accompagnare 25 visitatori (le misure per la pandemia non hanno consentito di accogliere le altrettante persone che si erano iscritte), alla scoperta di quattro luoghi simbolici della bellezza cristiana di Chieti. Il cammino, dal buio iniziale del punto di partenza – la cripta della chiesa cattedrale di San Giustino – è sfociato in una meravigliata visione luminosa: metafora del rinascere in questo tempo; del rinascere cristiano di ogni tempo.
«Primo di una serie di eventi», spiega don Emiliano Straccini, «che la diocesi ha programmato in un percorso proposto dall’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, ufficio e sport, con lo scopo di rivalorizzare il nostro tempo, all’urto dei segni vissuti negli ultimi due anni: dalla costrizione riaprirsi, e farlo davanti allo stupore. Storia dell’aspetto che i tesori cristiani della nostra città hanno conferito nei secoli alla sua acropoli, rendendola testimonianza viva di annuncio nel trionfo di luci, forme e colori. L’esperienza di guida organizzata è stata attenta in ogni dettaglio, raggiungendo un’efficacissima commistione dei sensi: il sacro allo sguardo è stato accompagnato, nei momenti visivi più intensi, con la sacralità dell’ascolto. Quattro le chiese visitate nell’itinerario: punto di partenza» sottolinea don Emiliano, «la cripta della cattedrale dedicata al santo vescovo patrono della città; passando poi per la chiesa dell’Annunziata, quindi per i due edifici sacri del vecchio quartiere Trivigliano: la chiesa di Sant’Agostino e quella di Sant’Agata dei Goti. Dalle suggestioni gotiche e dalla forte caratterizzazione di scuola napoletana della cattedrale – dove stanze ordinariamente inaccessibili al pubblico sono state rese, per l’occasione, visitabili – alle forme peculiari della chiesa legata a Camillo de Lellis, perimetrata da immagini sulla vita del santo; al dettaglio fiammeggiante e vivido del cuore trafitto del santo d’Ippona, che campeggia nella scena centrale della chiesa a lui intitolata; alle forme più frugali e severe della chiesa dedicata alla martire di Catania, racconto vivo delle origini della nostra storia legata al cristianesimo. Scopriamo che l’arte della nostra città può, addirittura, aver ospitato il passaggio dello scultore del Cristo velato, con dettagli di estrema finezza che l’occhio disattento (e distante) del frequentatore anche assiduo può non notare».

