Jezael, folla ai funerali del 31enne

19 Gennaio 2018

Don Edmondo: la sua morte un mistero grande per tutti noi

CRECCHIO. Palloncini bianchi lasciati andare dagli amici di sempre mentre Christopher - il fratello minore - ne fa volare due, uno rosso e uno nero, gli stessi colori che si ritrovano sulla bara grazie ad una maglia del Milan, la squadra del cuore di Jezael Scarinci. Nel giorno del funerale del trentenne travolto da un tir sulla Trignina, Crecchio è un paese spettrale. Sulle vetrine dei negozi è in bella vista l’ordinanza con cui il sindaco Nicolino Di Paolo proclama il lutto cittadino. Alle 15 nella piazza ai piedi del castello ducale arriva il corteo funebre che vede in testa il papà Lorenzo, rimasto coinvolto nell’incidente di lunedì scorso ma per fortuna senza gravi conseguenze, la mamma Fiorella, il fratello Cristopher, la sorella Monica e la compagna Yaira, tornata da Cuba, il Paese d’origine, dove presto l’avrebbe raggiunta Jezael. Ed invece la vita di quest’ultimo si è tragicamente interrotta sulla statale nel territorio molisano. Spezzata da u incidente che non ha lasciato scampo nemmeno a Daniele Ferroni, 51 anni, collega di lavoro di Jezael per la ditta di luminarie di Lorenzo Scarinci, e all’autista del tir Antonello La Marra, che ha travolto il veicolo sul quale i due viaggiavano. Qualche minuto dopo le 15 la bara fa il suo ingresso nella chiesa del Santissimo Salvatore. A celebrare la messa è don Edmondo. «Viviamo insieme un momento difficile», dice il sacerdote nell’omelia, «perché in questi giorni siamo stati devastati da sentimenti e pensieri contrastanti, da inevitabili domande, da dubbi. Siamo di fronte a un mistero grande, quello della morte di Jezael, e inutilmente cercheremo una logica». Al termine della messa un gruppo di amici legge un messaggio defininendo il trentenne «il ragazzo delle luci colorate, come l’azzurro immenso dei tuoi occhi. Hai donato luce a chi ti è sempre stato vicino». Poi un ricordo anche per Ferroni, che da anni viveva a Crecchio ma i cui funerali si svolgono oggi nel Modenese, sua terra d’origine. Le parole terminano con un lungo applauso che anticipa l’uscita della bara dalla chiesa. Papà Lorenzo piange e fatica a stare in piedi. La mamma e la compagna sono disperate. Fuori gli amici del giovane con in mano palloncini bianchi, che si innalzano nel cielo accompagnati da un altro applauso. Anche Christopher molla la presa della corda alla quale sono legati i palloncini rossonero: li accompagna con lo sguardo mentre prendono il volo e con la testa accenna a un no. Lui dà l’addio al fratello mentre Crecchio piange un suo giovane. (a.s.)
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