Jois, il giudice decide sul ricorso La famiglia: fate altre indagini

Il gip esamina il no alla richiesta di archiviazione sul caso del 19enne trovato annegato a Punta Penna Il difensore segnala la mancanza di elementi fondamentali per sostenere l’ipotesi del suicidio
VASTO. Jois Pedone: attesa e speranze in queste ore per le decisioni che andrà a prendere il giudice del tribunale di Vasto, Anna Rosa Capuozzo, sulla vicenda giudiziaria riguardante la morte dello studente di 19 anni. Troppe le domande rimaste senza risposta. Troppi gli elementi discordanti. Approfondimenti che mancano, a giudizio dell'avvocato Federica Benguardato, legale della famiglia Pedone.
La famiglia dello studente universitario di 19 anni trovato morto fra gli scogli di Punta Penna la mattina del 22 agosto 2021 ha presentato un ricorso contro la richiesta di archiviazione fatta ad aprile dal pm Vincenzo Chirico sulla triste vicenda. Il fascicolo sulla morte del giovane è stato aperto per "istigazione al suicidio". Stando alle indagini fin qui condotte, non sarebbero emersi elementi a supporto di questa tesi. Non ci sono indagati. Jois , dunque, si sarebbe tolto la vita. Una eventualità che il padre del ragazzo Maurizio, la mamma Mary Nora Ramundi, la nonna Pia Regina e lo zio Rino Pedone, rigettano con determinazione. La famiglia si è rivolta per questo all'avvocato Federica Benguardato, legale dell’Associazione Penelope. Il legale ieri mattina ha prodotto al giudice altro materiale per fare chiarezza sulla morte di Jois. L'avvocato ha sottolineato la mancanza di elementi fondamentali come l'ora esatta della morte di Jois. Resta poi il mistero della “zeta” stampata sul collo del giovane la notte in cui è morto.
La procura di Vasto ha indagato per un anno e mezzo. Il magistrato ha ascoltato numerose testimonianze, dal tassista che portò Jois a Punta Penna ad altre persone che quella notte erano in quella località. Il ragazzo venne trovato in posizione verticale vicino ad un trabocco con un borsone pieno di 40 chilogrammi di rena legato alla caviglia. Sul suo collo, stampata una “zeta”, una sorta di marchio a fuoco che però non compare sulle foto scattate subito dopo il ritrovamento. La mamma di Jois è stata l'ultima persona della famiglia che ha vistosuo figlio in vita. Il giovane era sereno. Non è escluso che la morte dello studente sia legata a qualche rito esoterico. La famiglia di Jois ha rimarcato anche la stranezza del luogo scelto per l’ipotesi del suicidio: un tratto di mare profondo non più di due metri e mezzo. Il giovane era alto. Per annegare sarebbero stati necessari almeno tre metri d'acqua. Infine resta il mistero sul contenuto del cellulare di Jois. «La speranza è che il giudice accolga le nostre richieste», ha detto la mamma del ragazzo ieri mattina davanti al tribunale.
Il giudice Capuozzo si è ritirata poco dopo le 13 senza specificare quando renderà nota la propria decisione.
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