Jois, il mistero del patto di sangue in un rito segreto con un’amica

6 Ottobre 2022

In un chat il giovane aveva raccontato di strane pratiche con una ragazza: era l’iniziazione in una setta? E la maglietta, trovata il 22 agosto sulla salma, ha una scritta in francese con la parola “benvenuto” 

VASTO. Si infittisce il mistero sulla morte di Jois Pedone, 19 anni, lo studente universitario trovato la mattina del 22 agosto senza vita fra gli scogli di Punta Penna. Nella trasmissione “Chi l’ha visto?” andata in onda ieri sera su Rai 3, per la conduzione di Federica Sciarelli, si è parlato di una chat nella quale il giovane aveva confidato di un rito esoterico con un’amica, una sorta di “patto di sangue”. «Abbiamo seguito un rituale», aveva raccontato lo studente, «tracciato cerchi di sale e scambiato anche il sangue fra noi». Particolari che la ragazza contattata dagli investigatori ha confermato aggiungendo di non essere stata la sola a fare un patto di sangue con Jois. Il rituale esoterico veniva fatto quando la luna era calante. La notte in cui scomparve, Jois fece notare alla mamma prima di uscire da casa quanto fosse bella la luna quella sera. Sempre la luna potrebbe essere collegata alla “Z” che il ragazzo aveva sul collo al momento del ritrovamento. Esperti in esoterismo hanno chiamato “Chi l'ha visto?” spiegando che la Z è la luna di Eihwaz, e altrettanto importante sono i simboli della zeta e la luna per Sowilo ( la luna del sole).
Messaggi, simboli, rituali: tutto porta a pensare che Jois sia morto mentre, suggestionato e convinto da personaggi misteriosi, entrava a far parte di un gruppo esoterico. Un rito finito con la morte del giovane, il cui corpo è stato poi immerso in mare con una zavorra legata alla caviglia da qualcuno che conosceva bene i nodi marinareschi.
Ma c’è un altro particolare inquietante. Quando Jois venne ritrovato, indossava una maglietta scura con una scritta in francese di benvenuto. Una maglietta che non indossava quando quella notte uscì da casa.
«Non abbiamo mai visto quella maglietta», assicura la nonna del ragazzo, Pia Regina, determinata a scoprire cosa accadde quella notte a Jois. A confermare il particolare è stato anche il tassista che portò Jois al porto. Chi consegnò e fece indossare al diciannovenne quella maglietta e perché? Che cosa significa quella scritta di benvenuto? La famiglia è convinta che quella notte Jois venne convinto a partecipare ad un rito di iniziazione. Forse chi consegnò quella maglietta a Jois non voleva ucciderlo, anche se il borsone pieno di rena attaccato alla caviglia del giovane racconta il contrario. Quella rena e la cella telefonica “agganciata” a Lebba fanno ipotizzare che il ragazzo la notte del 20 agosto non restò sempre a Punta Penna a si spostò più a nord, forse alla foce di un fiume.
Di certo le indagini avviate dai carabinieri della compagnia di Vasto e dalla famiglia stanno portando alla luce particolari inquietanti che non sono graditi da tutti. Qualcuno cerca di spaventare la nonna di Jois con continue telefonate. «Quando rispondo qualcuno dall'altro capo del filo mormora solo oooooohhh». Le telefonate arrivano a tutte le ore. Anche sulla tomba di Jois sono stati trovati strani oggetti che nessun familiare ha portato. «Se nessuno si farà vivo e mi aiuterà a risolvere questo mistero io cercherò altrove. Non smetterò di cercare fino a quando non riuscirò a scoprire la verità. Di una cosa sono sicura: mio nipote non si è ucciso», afferma la donna.
Il figlio, Rino Pedone, affianca la madre. La famiglia di Jios si augura che il risultato dei controlli sui tabulati telefonici del ragazzo arrivino presto. «Non bisogna perdere tempo», dice Pia Regina. «Chi ha provocato la morte di Jois deve essere scoperto e deve pagare».