Jois, il racconto di un pescatore: «Falò acceso prima di annegare»

La testimonianza nelle carte in mano agli inquirenti che indagano sulla morte del 19enne di Vasto Il fuoco fino alle 4, l’ora in cui il telefonino dello studente finì nel mare con lui e ritrovato in tasca
VASTO. La notte in cui morì, Jois Pedone non era solo. A confermarlo è stato un pescatore che ha depositato la propria testimonianza davanti agli investigatori. Il giallo sul decesso dello studente vastese 19enne il cui corpo fu trovato due mesi fa fra gli scogli di Punta Penna, è stato riproposto ieri sera da Federica Sciarelli nel corso della trasmissione “Chi l'ha visto?” andata in onda su Rai 3. Diversi e sempre più inquietanti i particolari che con il trascorrere dei giorni emergono.
Le indagini parlano per ora di istigazione al suicidio. Quella notte lo studente era insieme ad una decina di giovani - fra loro pare anche una donna - riuniti attorno ad un falò a Punta Penna. Quel falò sarebbe rimasto acceso fino alle 4. Questa è l'ora in cui il telefonino di Jois ha fatto perdere il proprio segnale. A quell'ora il cellulare finì in fondo al mare insieme allo studente. Fra le tante piste seguite c'è quella di un rito esoterico, una sorta di trappola in cui Jois sarebbe stato attratto. A convincerlo ci sarebbe stata una ragazza che si faceva chiamare “la sacerdotessa”.
Gli investigatori, diretti dal sostituto procuratore Vincenzo Chirico, stanno verificando ogni cosa. Una grande mano potrebbe arrivare dal computer del giovane. La Procura ha affidato la perizia sul pc a esperti. Il computer potrebbe fornire elementi importanti per definire chi siano le persone coinvolte dietro la morte di Jois Pedone e verificare se davvero esiste una “sacerdotessa”.
Jois Pedone fu trovato morto la mattina 22 agosto. La sua famiglia non ha mai creduto all’ipotesi del suicidio e ha indagato anche personalmente per arrivare a scoprire la verità. «Lotterò fino alla fine per questo», ha ripetuto ieri la nonna dello studente, Pia Regina. Tanti i misteri ancora da chiarire. Ancora oggi, nonostante le indagini degli inquirenti, nulla è ancora stato svelato. Lo zio del ragazzo, Rino Pedone, ha però trovato particolari inquietanti che ha riferito ai carabinieri e alla Procura. Quando Jois fu trovato dagli uomini dell’Ufficio circondariale marittimo, alla caviglia aveva un peso di 40 chili: un borsone non suo pieno di rena. Dove venne riempito quel borsone e da chi? E sul collo aveva marchiata la lettera “Z”.
Gli elementi per definire chi siano le persone viste quella notte dal pescatore attorno al falò e coinvolte nella morte di Jois sono davvero pochi. A quanto pare, al centro di tutto ci sarebbe una donna con la quale il diciannovenne aveva contatti anche sui social. «Ringrazio la Procura perché ha ascoltato il mio appello», insiste Pia Regina. «Giorno per giorno si aggiungono nuovi particolari. Sono certa che presto la verità sulla morte di mio nipote verrà a galla e Jois avrà finalmente giustizia», conclude la donna.
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