L’abbraccio dei tifosi: crediamo in voi, mercoledì sarà festa

14 Giugno 2021

Torna il pubblico allo stadio Angelini dopo 235 giorni Il pari non spegne l’entusiasmo neroverde: «Ce la faremo»

CHIETI. Alle cinque e un quarto del pomeriggio, sotto il sole che picchia forte, la speranza prende il sopravvento sulla delusione. Il Chieti calcio pareggia con l’Avezzano (1-1) e rinvia la promozione in serie D. Niente festa, per ora. Ma in città non c’è spazio per i musi lunghi. La prima reazione, quella più significativa, arriva una manciata di minuti dopo il fischio finale. I calciatori neroverdi e l’allenatore Alessandro Lucarelli si precipitano all’esterno dello stadio, davanti all’ingresso della tribuna, ancor prima di tornare negli spogliatoi: salutano gli ultrà che non sono entrati all’Angelini perché «le restrizioni Covid», dicono, «non ci permetterebbero di sostenere la squadra come vorremmo». La curva risponde con applausi e incitamenti in vista della gara di mercoledì a Capistrello, dove il salto di categoria potrebbe diventare matematico. «Ragazzi, noi ci crediamo», è il coro più gettonato al tramonto di una giornata che comincia con l’entusiasmo alle stelle.
Già dopo pranzo, infatti, iniziano ad arrivare i primi tifosi all’Angelini. Al fischio d’inizio, sono più di 600: niente male, considerando il periodo e la capienza ridotta per le norme anti-contagio. L’euforia coinvolge tutti, anche chi non mastica pallone e, in questa prima vera domenica estiva, ha preferito lo stadio alla spiaggia, magari seguendo il consiglio di un amico che i colori neroverdi ce l’ha nel cuore. In altre parole: il calcio diventa anche un pretesto per riconquistare un po’ di normalità. Così fa un certo effetto rivedere gli spalti pieni dopo 235 giorni dall’ultima volta. In tribuna centrale, la pattuglia dei politici è nutrita: ci sono la deputata Daniela Torto, il vice sindaco Paolo De Cesare, l’assessore allo sport Manuel Pantalone, i consiglieri comunali Luca Amicone, Andrea Rondinini e Valerio Giannini. Il sindaco Diego Ferrara arriverà a metà secondo tempo. Sugli spalti non manca neppure qualche vecchia gloria teatina, in primis l’ex bomber Stefano Sgherri, che all’Angelini è di casa. Così come non sfugge la presenza di due ex presidenti: Giustino Angeloni, attuale numero uno del consiglio di amministrazione del teatro Marrucino, che di partite non se ne perde una, e Alfiero Marcotullio, che torna invece allo stadio dopo anni.
Le gare in modalità acquario degli ultimi mesi sono solo un lontano ricordo. Anche se gli ultrà decidono di rimanere fuori e seguire la partita dalla tv per il motivo già accennato, il rumore dei tifosi torna a rubare la scena. È un grido collettivo quello che si alza dall’Angelini quando l’attaccante Luca Fabrizi spinge dentro il pallone dell’1-0 al tramonto di un primo tempo faticoso. Neppure alla mezz’ora della ripresa, nel momento in cui l’attaccante marsicano Alessandro Pendenza centra a sorpresa il pareggio, il pubblico resta muto. Perché il centravanti avversario, che esulta portandosi le mani alle orecchie (della serie: parlate ora, se siete capaci), riesce nell’impresa di rendere ancora di più una bolgia l’Angelini. I tifosi tornano a incitare la squadra con l’entusiasmo di chi non ha nessuna intenzione di rinviare i festeggiamenti. Ma l’Avezzano non arretra e, addirittura, a fine gara ha l’occasione per raddoppiare, ma Pendenza stavolta spara il rigore sul palo.
Sarebbe stata una punizione troppo severa per una città che è tornata ad accendersi per il calcio dopo la più umiliante delle retrocessioni. Inutile girarci intorno: il pari con l’Avezzano ha un sapore amaro, ma la strada verso la serie D – ai tifosi neroverdi è concesso qualunque gesto di scaramanzia – resta agevolmente percorribile.
«La festa è solo rimandata», dicono il sindaco Ferrara e l’assessore Pantalone, «oggi il clima e lo scenario erano quelli giusti. Peccato per l’1-1: avremmo meritato la vittoria. Ma aspettiamo mercoledì con grande fiducia». E magari toccando ferro, accarezzando corni rossi e versando sale.
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