L’Acea non paga i canoni «Fermate la concessione»

6 Dicembre 2016

Fallo. L’azienda condannata ma i 49 Comuni non ancora incassano 3,7 milioni Il sindaco Salerno: comportamento arrogante, la Regione faccia qualcosa

FALLO. Parte da uno dei più piccoli Comuni abruzzesi la lotta contro l’Acea, il primo operatore nazionale nel settore idrico che, un’ordinanza emessa lo scorso 25 ottobre dal Tribunale delle Acque di Roma, condanna al pagamento, ai sessanta comuni del bacino del Sangro, di 3,7 milioni di euro di sopracanoni per l’utilizzo delle acque per la produzione di energia elettrica. Di quei soldi, a oggi, nemmeno l’ombra. E il sindaco di Fallo, Alfredo Salerno, non ci sta. «Ancora una volta Acea», dice il sindaco, «dimostra la sua arroganza non ottemperando alla diffida regionale diventata efficace dopo il rigetto della sua richiesta di sospensiva dei termini da parte del Tribunale regionale delle acque presso la Corte d’Appello di Roma».

Salerno chiama in causa il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, «poiché mancavano solo 5 giorni alla scadenza del termine previsto per il pagamento dei sovracanoni ai Comuni del Bim Sangro e che Acea non ha fatto nessun tipo di pagamento i Comuni, mi aspetto che il presidente della Regione agisca adesso con tutti i mezzi a sua disposizione, compresa la decadenza della concessione stessa per tutelare un sacrosanto diritto delle popolazioni delle aree interne che si sentono sempre di più abbandonate al proprio destino».

Il Comune di Fallo ha sollecitato la Regione ad attivare le salvaguardie del caso poiché quei fondi permetterebbero a tanti Comuni di ultimare lavori infrastrutturali di primaria importanza per la popolazione.

Lo scorso 25 ottobre il Tribunale regionale delle acque di Roma, bocciò il ricorso dell’Acea contro la richiesta - formulata dalla Regione nellìaprilele scorso - di versare la somma richiesta per il pagamento dei canoni riferiti agli anni dal 2013 al 2016 derivanti dalla centrale idroelettrica di Sant’Angelo, situato nel territorio di Altino, di cui la società è concessionaria. I Comuni interessati sono 49 abruzzesi, 10 molisani e uno laziale. La norma alla quale si riferiscono nasce dall’approvazione della legge 228 del 2012 e stabilisce che: i sovracanoni «sono estesi con decorrenza dal 1° gennaio 2013 a tutti gli impianti di produzione di energia idroelettrica superiori a 220 kw di potenza nominale media, le cui opere di presa ricadano in tutto o in parte nei territori dei comuni compresi in un bacino imbrifero montano già delimitato». Nonostante le ordinanze e i pareri, i soldi dovuti non sono mai arrivati ai Comuni.

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