L’agricoltore ucciso da un pesticida

1 Luglio 2014

Torrevecchia, l’autopsia svela il mistero prima dei funerali. Tutto il paese dà l’ultimo saluto a Petrongolo

TORREVECCHIA TEATINA. Rivaldo Petrongolo è morto avvelenato da pesticidi. E' il risultato, da confermare con ulteriori analisi, dell'autopsia disposta dalla procura della Repubblica ed eseguita ieri mattina dall'anatomopatologo Cristian D'Ovidio. Dalle informazioni frammentarie trapelate dopo l'esame autoptico, i riscontri sono risultati compatibili con una intossicazione acuta da sostanze pericolose di uso agricolo, prodotti che l'agricoltore 60enne di Torrevecchia deteneva per l'impiego nella sua azienda, circondata da una decina di ettari di terreni coltivati in gran parte a vigneto. Dopo un dialogo continuo con la direzione sanitaria dell'ospedale, la magistratura ha così aperto un fascicolo di indagine contro ignoti in cui l'ipotesi di reato è di omicidio colposo, inchiesta avviata per appurare eventuali responsabilità di terzi nel decesso cominciato con un malore venerdì 20 fino all'epilogo tra giovedì e venerdì mattina al clinicizzato, dove le condizioni di Petrongolo sono apparse gravissime tanto da richiedere il ricovero in terapia intensiva.

La causa del decesso è stata individuata in una "insufficienza multiorgano", lesioni irreparabili agli organi interni, la stessa diagnosi pronunciata per la morte ancora dai contorni misteriosi del tecnico elettronico chietino Marco Ricci. Ma nel caso di Petrongolo c'è già una direzione certa in cui incanalare gli accertamenti, per il momento confinati al solo campo medico. D'Ovidio ha preparato diversi campioni che destinati a centri specializzati in tossicologia clinica. Si tratta di laboratori, alcuni ubicati nel complesso del policlinico universitario, altri con sede in università fuori regione, che dovranno completare i dati indagando sulla correlazione tra l'ipotesi dei pestici con i danni ai tessuti e le anomalie nelle sostanze organiche.

Riscontri che saranno disponibili soltanto tra alcune settimane, visto che si tratta di analisi specialistiche di rara applicazione. Cominciata alle 9 di ieri, l'autopsia è andata avanti per circa quattro ore. Alla fine, la salma è stata restituita ai familiari. Completata anche l'indagine dei carabinieri del Nas, il Nucleo anti sofisticazioni, che hanno fatto una ricognizione sui prodotti per il trattamento delle piante presenti nel deposito dell'azienda Petrongolo. Sono tutti risultati in regola. Ai funerali, nel tardo pomeriggio alla chiesa di San Rocco nel centro del paese, hanno partecipato in mille, gran parte raccolti nella cappella dove ha celebrato il parroco don Danilo Belotti, altri assiepati sul sagrato per l'impossibilità di trovare posto all'interno. «Rivaldo mi ricordava un toro», ha detto don Danilo, «massiccio, pieno di vigore, maestoso. Lo sconcerto di tutta la comunità è paragonabile a quello avuto davanti alla strage delle Torri gemelle. Siamo rimasti attoniti di fronte a questa morte inaspettata».