L’allarme degli industriali: troppi tagli, servizi a rischio

CHIETI. Allarme di Confindustria Chieti Pescara sul futuro delle strutture Rsa (residenza sanitaria assistenziale) ed Ra (residenza assistenziale) per anziani e disabili, da tempo in grave crisi...
CHIETI. Allarme di Confindustria Chieti Pescara sul futuro delle strutture Rsa (residenza sanitaria assistenziale) ed Ra (residenza assistenziale) per anziani e disabili, da tempo in grave crisi economico-finanziaria. «Questi enti – dicono gli industriali – operano in nome e per conto del servizio sanitario regionale tramite la negoziazione con la Regione Abruzzo di un budget annuo costituito da rette giornaliere al fine di garantire il servizio di assistenza socio-sanitaria a questa tipologia di paziente-utente. Le rette giornaliere, stabilite dalla giunta regionale, furono fissate con le delibere 661 e 662 del 14 agosto 2002, quando ancora il costo della vita si calcolava in lire. Peraltro, il budget complessivo destinato all’assistenza degli anziani e disabili fu all’epoca negoziato con le strutture per circa 40 milioni di euro. Oggi scesi, a seguito dei drastici tagli alla sanità, a 32 milioni». In questo scenario, già di per sé difficile, «si è abbattuto come uno tsunami l’ultimo provvedimento regionale determinato dall’introduzione delle compartecipazione da parte dell’utente alla spesa della quota sociale finora a totale carico della Regione».
Nel 2014 e nel 2015, infatti, la Regione aveva assicurato di tasca propria l’intero importo della quota sociale delle rette degli utenti. Una situazione ora destinata a cambiare proprio a partire dal 2016, per cui, dicono gli industriali, «la confusione che regna non sembra cessare, anzi, pare che grottescamente si complichi di più. Ciò lo si deve ad una farraginosità nelle interpretazioni delle leggi e dei regolamenti che normano l’istituto della compartecipazione a tal punto da essere diventato terreno di battaglia politica tra opposti schieramenti e di incomprensioni istituzionali tra Regione e Comuni su chi debba fare cosa».
Non solo, nonostante la Regione abbia accantonato circa 16 milioni per pagare la quota sociale pregressa, «le strutture di ricovero – sostiene Confindustria – non sono ancora riuscite a percepire nulla di dette cospicue somme che ammontano ad oltre 10 milioni di euro. Conseguenza inevitabile è l’ulteriore decurtazione del già esiguo budget di 32 milioni». Se tale situazione dovesse continuare per gli industriali le strutture assistenziali «saranno presto nella impossibilità di continuare a garantire servizi assistenziali dignitosi e a far fronte al pagamento delle retribuzioni delle centinaia di operatori sanitari che questo settore impegna».(a.i.)
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