«L’alloggio è a pezzi Ecco perché si perde il diritto a un tetto»

Lanciano. Il caso della maxi famiglia in stanze inadeguate L’Ater: dopo 10 anni trovati locali sporchi e in abbandono
LANCIANO. Infiltrazioni d'acqua mai segnalate, muri scrostati, porte sfondate e addirittura la lavatrice all'esterno, nel vicolo, con il tubo di carico che passa attraverso la finestra. Sono le condizioni in cui l'Ater, l'Azienda territoriale per l'edilizia residenziale, ha trovato l'alloggio del centro storico assegnato alla famiglia rom che, per due volte, ha occupato abusivamente l'ex scuola elementare di Santa Maria dei Mesi. Il sopralluogo è avvenuto dopo la richiesta del tribunale di Lanciano di verificare quanto dichiarato dagli occupanti, che hanno sempre lamentato condizioni inadeguate per una famiglia di 9 persone nell'alloggio di edilizia residenziale a Santa Maria Maggiore, nel centro storico, di cui la famiglia è assegnataria dal 2011. Per questo motivo, e per la domanda di mobilità - a detta loro - inascoltata, per ben due volte hanno occupato l'ex scuola della contrada Santa Maria dei Mesi. Dopo l'occupazione bis, lo scorso 25 aprile, il Comune di Lanciano ha intentato un'azione possessoria che ha portato al provvedimento del giudice per il rilascio dell'immobile.
«L'alloggio da 100 metri quadrati su tre livelli, uno dei più grandi esistenti, era stato ristrutturato e consegnato alla famiglia», dice il presidente dell'Ater Lanciano, Fausto Memmo, «dopo 10 anni lo troviamo sporco e in abbandono. Gli scarichi sono di competenza dell'ente ma se perde un rubinetto, e crea infiltrazioni nelle pareti, quanto meno andrebbe segnalato».
La famiglia ha partecipato al bando per la mobilità degli assegnatari ma la domanda, anticipa l'Ater, non sarà accolta. «Di circa 30 domande arrivate, pochissime saranno accolte perché hanno i requisiti richiesti», spiega Memmo, «il diritto all'alloggio si perde se si è morosi, se si abbandona l'alloggio, se non si ha cura o addirittura si danneggia il patrimonio, se si hanno pendenze penali. Al giudice abbiamo consegnato le fotografie dell'alloggio, corredate da una relazione in cui abbiamo spiegato tutta la situazione: qualunque sarà la decisione la rispetteremo, ma per quanto ci riguarda questa famiglia ha perso tutti i diritti. Il diritto alla casa va rispettato, perché c'è gente che ha bisogno di un tetto e sta ancora aspettando», sottolinea Memmo, «nel recente bando per la mobilità abbiamo inserito il criterio di grave conflittualità accertata, ovvero il caso di utenti che ricevono minacce, hanno guai o denunce in corso con i vicini. Un paio di famiglie le sposteremo proprio per queste motivazioni: questa è la “giusta” mobilità».
L'Ater, intanto, porta avanti altri progetti: il cantiere per il recupero del palazzo incompiuto e abbandonato in via Sigismondi (1.800.000 euro) e il progetto da 70mila euro per l'adeguamento dei bagni per inquilini disabili che interesserà una decina di appartamenti.
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