L’appello dei figli di Annamaria: «Ora la verità su nostra madre»

18 Luglio 2022

L’avvocato dei 5 fratelli: «Faticano a credere al suicidio della mamma, finora nessun riscontro oggettivo» La salma positiva al tampone Covid: forse l’autopsia si farà ad Ancona dove c’è una struttura attrezzata  

LANCIANO. «Vogliono la verità su quello che è accaduto, qualunque essa sia. L'esito dell'autopsia per loro è fondamentale». È l'avvocato Elisabetta Merlino a spiegare lo stato d'animo dei cinque figli di Annamaria D'Eliseo, la bidella 60enne trovata morta nel garage di casa con dei cavi elettrici intorno al collo. Per quello che in apparenza sembrerebbe un suicidio è in realtà indagato a piede libero per omicidio volontario il marito, Aldo Rodolfo Di Nunzio, 70 anni. I figli della coppia, Loana, Nunzio, Giuseppe, Josephine e Alnadona Di Nunzio, si sono affidati a un legale per affrontare il difficile percorso verso la verità su quello che è accaduto venerdì scorso nella villetta di contrada Iconicella.
«Questi ragazzi non vogliono avere dubbi su quello che è successo», spiega il legale dei cinque fratelli, «in ogni caso per loro il lutto sarà doppio. Le valutazioni che possiamo fare al momento non sono di natura giuridica né medica, ma legate al rapporto quotidiano tra figli, mamma e papà. In loro prevale un sentimento di rifiuto nel credere possibile che la mamma abbia compiuto un gesto inaspettato. Ma al momento non c'è alcun riscontro oggettivo, per ora è solo emozionale».
Procura e carabinieri, invece, sospettano che l'ipotesi del suicidio per impiccagione sia stata in realtà una messinscena del marito. Poco dopo le 13 di venerdì l'ex vigile del fuoco e imprenditore agricolo ha chiamato il 112 raccontando di aver trovato la moglie esanime nel garage-cantina dell'abitazione. Avrebbe provato anche a soccorrerla, invano. Ai militari e al pm Serena Rossi, però, sono ben presto balzate agli occhi le incongruenze di quel racconto. Ascoltato in caserma, il 70enne, assistito dall'avvocato Claudio Nardone, ne è uscito libero ma indagato per omicidio volontario.
«È chiaro che un'ipotesi del genere provocherebbe rabbia nei figli, ma siccome al momento è un'ipotesi non confortata», precisa l'avvocato Merlino, «da parte dei ragazzi c'è anche la preoccupazione per un padre che vive da solo, che non ha parenti vicino a sé, che non è una persona facile da gestire. I rapporti tra il padre e i figli sono tesi e i ragazzi erano consapevoli delle tensioni tra i genitori. In casa c'era una situazione difficile, ma l'obiettivo ora è la verità di quello che è accaduto. Per questo si affidano soprattutto all'esito dell'autopsia, che sperano potrà chiarire la dinamica dell'evento».
Per l'esame autoptico, però, si dovrà attendere ancora qualche giorno: la salma, infatti, è risultata positiva al tampone Covid e quindi dovrà essere trasferita in una struttura attrezzata, probabilmente ad Ancona, a svolgere questo tipo di operazioni anche in presenza di una positività Covid. A quel punto si potrà capire se la morte per asfissia di Annamaria sia compatibile o meno con un gesto autolesionistico, o piuttosto se qualcuno abbia stretto quei cavi elettrici intorno al suo collo fino a provocarne il decesso. Oltre al consulente della Procura, Cristian D'Ovidio, all'autopsia saranno presenti i periti Riccardo Di Tanna per l'indagato e Ildo Polidoro per i figli.
Annamaria D'Eliseo, per tutti Anna, terminato l'impegno a scuola, doveva occuparsi anche dei lavori in campagna, a cui era costretta con modi bruschi e violenti, come raccontano familiari e amici, dal marito. In tanti nella zona la vedevano vendere per strada, in un banchetto improvvisato, fichi, fave e altri prodotti della terra. Per brevi periodi Anna aveva provato a sottrarsi a quella vita, allontanandosi da casa per poi tornarvi. «Viveva un momento di disagio, ma era anche una persona fortissima», chiude l'avvocato Merlino, «è sempre stata il collante di tutta la famiglia. Per i figli nessun esito sarà fausto. Ma l'importante è sapere cosa è successo».
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