«L’area metropolitana penalizza Chieti»

Marchionno lancia l’appello: politici, imprenditori e forze sociali si uniscano per difendere la città
CHIETI. «Per anni ci è stato propinato il mantra dell’area metropolitana Chieti-Pescara, all’interno della quale a Chieti sarebbe stato assegnato il ruolo di polo della cultura. Tuttavia, sulla base di questa invenzione politico-giornalistica il capoluogo teatino ha subito danni probabilmente irreparabili». Lo afferma Stefano Marchionno, avvocato e presidente dell’associazione Noi del Vico, che contesta i politici e chiede uno scatto d’orgoglio.
«È sotto gli occhi di tutti», dice Marchionno, «come, negli ultimi 20-25 anni, Chieti abbia perso la sede della Banca d’Italia, Confindustria, Tua e Polo museale, così come alcuni uffici della Provincia. Quando, invece, si è prospettata l’ipotesi di trasferimenti di uffici dalla costa verso il colle, si è assistito a una levata di scudi che ha impedito qualsiasi sviluppo o nuova prospettiva per la città e i suoi residenti: la polemica di questi giorni sulla suddivisione degli stalli per i taxi all’interno dell’aeroporto d’Abruzzo è emblematica». Marchionno ricorda poi il 2018, anno nero per i finanziamenti al Marrucino: «A proposito di polo culturale dell’area vasta Chieti-Pescara, ricordiamo tutti le polemiche e le problematiche sui finanziamenti regionali al Marrucino in occasione del bicentenario, oppure quelle relative alla biblioteca De Meis o alla biblioteca regionale sita nella Villa comunale». Marchionno striglia la politica e lancia il suo appello a ribellarsi: «Ciò che colpisce», dice, «è l’indifferenza, ma anche la complicità, della politica nostrana che mai ha sentito il bisogno o la necessità di farsi promotrice e sedersi intorno a uno stesso tavolo con i rispettivi colleghi pescaresi per provare a razionalizzare e a implementare i relativi servizi: un lassismo che ha prodotto danni incalcolabili alla nostra città. Le recenti uscite pubbliche del sindaco di Pescara, Carlo Masci, hanno risvegliato in gran parte dei cittadini teatini il senso di appartenenza e hanno aperto loro gli occhi: dobbiamo provare», dice Marchionno, «a modificare lo status quo per rendere la nostra Chieti migliore, più accogliente e aperta; dobbiamo abbandonare quest’atteggiamento servile e passivo (non ho ancora ben capito se per timore o per opportunismo), che in questi anni non ha fatto altro che soffocare le giuste ambizioni di una città che ha ben 3200 anni di storia. Le forze politiche, industriali, commerciali, sociali, sindacali ed associative debbono unirsi e reagire per impedire che il capoluogo teatino continui a morire lentamente, senza emettere neppure un grido di dolore».

