L'Arma di Chieti si stringe attorno alla figlia del maresciallo ucciso a Marsala

Debora ha 23 anni e studia a Chieti. I colleghi del padre, Silvio Mirarchi, ucciso con due colpi di pistola, l'accompagnano in Sicilia
CHIETI. Tutta l’Arma teatina si è stretta attorno alla famiglia di Silvio Mirarchi, il 53enne maresciallo capo dei carabinieri originario di Catanzaro, ucciso a Marsala con due colpi di pistola alla schiena, che lascia la moglie Antonella, 50 anni, maestra elementare marsalese, e due figli: Valerio, 18 anni, studente al liceo classico di Marsala, e Debora, 23 anni, che vive a Chieti essendo iscritta al secondo anno di università, alla facoltà di Psicologia.
Ricevuta la notizia, i carabinieri di stanza a Chieti si sono subito mobilitati per stare accanto alla ragazza. Sono andati nel suo appartamento e l’hanno accompagnata all’aeroporto di Roma per farle prendere l’aereo che l’ha riportata in Sicilia. Trattandola quasi fosse una loro stessa figlia, i due carabinieri che hanno condiviso con lei il viaggio sino a Roma hanno cercato di tutelarla in tutti i modi, anche evitando di dirle le tragiche notizie sulla morte del padre e aspettando che fosse tra le braccia della madre per metterla al corrente. Il maresciallo è stato ferito nelle campagne di Marsala durante un servizio di perlustrazione. Trasportato in ospedale in gravissime condizioni, è morto poco dopo. (a.i.)

