L’ascensore si blocca per venti minuti Panico in ospedale

5 Agosto 2017

Ortona. Disavventura per un 67enne in visita a un amico «Non funzionava neanche il campanello d’allarme»  

ORTONA . Bloccato in un ascensore dell’ospedale per venti minuti dopo aver fatto visita a un suo amico ricoverato nel reparto di Medicina. Una brutta disavventura ha visto protagonista all’interno del Bernabeo di Ortona un pensionato di 67 anni, Giuseppe Rapino. Una storia che lo sfortunato ortonese racconta al quotidiano Il Centro, rivivendo frangenti di autentico terrore. E dopo la paura chiede giustizia, ritenendo grave e inaccettabile ciò che gli è accaduto.
«Una volta visitato il mio amico ho preso l’ascensore per scendere i vari piani dell’ospedale e andare all’uscita», rivela Rapino. «Sembrava tutto normale, ma quando sono arrivato a destinazione le porte non si sono aperte». È in questo momento che sono iniziati venti minuti di panico. «La prima cosa che ho fatto è stata quella di suonare l’allarme, ma una volta premuto il bottone mi sono accorto che non funzionava». La tensione ha iniziato a prendere il sopravvento. «Ho tentato di risalire qualche piano con l’ascensore, sperando che così facendo la porta si aprisse. Ma nulla, mi muovevo da un piano all’altro senza però che le porte si aprissero». Che fare? Come venire fuori da questa situazione? Fortunatamente il 67enne aveva con sé il cellulare. «Ho chiamato un mio amico che si trovava anche in ospedale. C’era campo e per fortuna sono riuscito a parlarci. Gli ho spiegato cosa era successo e così è corso in mio aiuto. Sentivo caldo, tanto che mi sono spogliato togliendomi sia la maglietta e sia i pantaloni. Non sapevo più che fare».
La persona corsa in aiuto di Rapino, rintracciato l’ascensore guasto, ha iniziato a forzare le porte: «Io facevo la stessa cosa dall’interno e alla fine sono riuscito ad uscire». L’ortonese è andato successivamente al Pronto soccorso: «Mi sentivo male», racconta, «non so nemmeno descrivere ciò che stavo provando. Avevo la pressione alta con una massima di 200 e il battito accelerato».
Non c’è attimo che il protagonista di questa disavventura non ripensi a quanto accaduto: «L’ascensore non lo prendo più, perché ho realizzato che potevo morire lì dentro. Cosa sarebbe successo se non avessi avuto con me il cellulare per avvisare qualcuno o se non ci fosse stato campo?» si chiede. «E se al posto mio ci si fosse trovata una persona più anziana o con problemi di salute, che cosa avrebbe fatto?» Ecco perché Rapino vuole andare fino in fondo a questa storia: «Ho sporto denuncia, voglio un risarcimento», svela. «Ma che sia chiaro, non faccio tutto questo per soldi. Ho denunciato quanto avvenuto all’ospedale di Ortona perché lì ho rischiato di morire, per cui ritengo che chi ha responsabilità è giusto che paghi».
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