L’assassino di Lizzi ha i giorni contati

Il giudice autorizza la prosecuzione delle indagini: forse individuato il Dna dell’omicida. Il filone d’inchiesta riporta in paese
MONTEODORISIO. L’assassino di Antonio Lizzi, 69 anni, il pensionato di Montendorisio trovato senza vita sull’uscio della sua casa il 4 febbraio 2018, potrebbe presto avere un nome. E non solo lui, ma anche i complici che parteciparono all’aggressione e al pestaggio letale. Grazie al prolungamento delle indagini concesse dal gip del tribunale di Vasto al procuratore capo Giampiero Di Florio, i carabinieri avrebbero avuto i primi riscontri positivi su indagini scientifiche ancora in atto. Potrebbe essere stato individuato il Dna dell’assassino e non solo. Sarebbero diversi i riscontri che inducono gli investigatori, per la prima volta dopo 14 mesi di indagini, ad essere fiduciosi.
Non è dato sapere quanto altro tempo sia necessario per ultimare le indagini di laboratorio, ma la speranza è che, compiuti gli ultimi accertamenti, la Procura e i carabinieri possano mettere fine al riserbo che avvolge la vicenda e fare il nome dell’assassino. Elementi individuati qualche settimana fa e raffrontati anche con le tumefazioni riscontrate sul corpo martoriato di Lizzi, hanno indirizzato gli investigatori verso un nuovo filone dell’inchiesta. Un filone che riporta le indagini in paese. Ai più attenti non è sfuggita la presenza dei carabinieri vicino alla casa della vittima. Lo zainetto non ritrovato di Antonio Lizzi, avvalora l’ipotesi di un’aggressione a scopo di rapina. Chi lo ha ucciso voleva i suoi soldi. Il pensionato, ex dipendente Siv, ha trovato la gang nella sua casa al ritorno dal supermercato. Ha reagito ed è stato picchiato. Buttato a terra è stato preso a calci. Gli assassini lo hanno legato e massacrato di botte sperando di farsi dire dove fosse quel gruzzolo messo da parte e del quale Lizzi spesso parlava incautamente. Il colpo letale è stato inferto quando Lizzi era per terra. Uno degli assassini gli è salito addosso. La rottura delle costole gli ha perforato i polmoni. Il bavaglio probabilmente è stato messo dai malviventi per impedire alla vittima di chiedere aiuto.
E ora gli investigatori pare abbiano trovato un riscontro scientifico a questa ipotesi. La casa di contrada Marracola in cui è avvenuto il delitto resta sotto sequestro. La vicenda diventa sempre più simile all’omicidio della povera Michela Strever uccisa nel dicembre 2012 a scopo di rapina dopo essere stata picchiata selvaggiamente. Per quell’omicidio sta scontando 30 anni di carcere Hamid Maathaoui. Il primo a sperare che le indagini sulla morte di Lizzi arrivino presto ad inchiodare i responsabili, è il sindaco di Monteodorisio, Saverio Di Giacomo. Il primo cittadino spera che una storia così cruenta approdi ad un epilogo che possa riportare serenità in paese. (p.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

