«L’assenza della Giannini? Un fatto grave»

3 Febbraio 2016

Il senatore accademico De Carolis attacca i vertici: il ministro non è venuto per imbarazzo

CHIETI. «Amarezza, ma non stupore per la mancata presenza del ministro Giannini ad una giornata che, nel nostro caso, lungi dall'essere di festa, appare ai più solo un rito freddo, vuoto e sterile».

Con queste parole il senatore accademico, Goffredo De Carolis, avvia l’ennesimo durissimo intervento contro il vertice universitario, con cui il rappresentante dei dipendenti in Senato ha ingaggiato un’aspra battaglia fin dall’inizio. E così nella giornata del cinquantesimo anniversario dell’ateneo, De Carolis non ha mancato di farsi sentire, sottolineando l’assenza del ministro Giannini, un’assenza fatta passare come “normale” nelle spiegazioni ufficiali e che, invece, per lui, cela più di un «imbarazzo». «Non stupore, quindi», continua a tal proposito, «perché le segnalazioni e le denunce pervenute al Miur sulla situazione della d'Annunzio sono state tante e di tale gravità da mettere il ministro in “imbarazzo. Ma la situazione di questo ateneo è talmente grave che è tempo che la Giannini intervenga con la sua autorevolezza e ignori le "amicizie" che ogni rettore ha. Amarezza perché questa università, prima in Abruzzo per dimensioni, non meritava questa assenza, mentre altri atenei, come Teramo, con un rettore dinamico, capace e competente, hanno avuto l'onore della sua presenza».

De Carolis tira poi in ballo il tema della «guerra con il passato», intendendo con questa espressione la contrapposizione dell’azione amministrativa attuale con quella della precedente gestione: «Ma che università è questa i cui vertici hanno l'unico obiettivo di perseguire una guerra al passato? Vertici che mentre passano il tempo ad accusare la passata gestione di ogni nefandezza non vedono che, invece, ogni giorno la loro amministrazione fa precipitare la d'Annunzio nel disastro?». E accenna anche al clima di grande conflittualità che si vive all’interno dell’ateneo: «Nella mia veste di dipendente tecnico-amministrativo e di "senatore"”», dice, “«ho esperito tante diffide e denunce a questi vertici. Ho già scritto che è tempo che Di Ilio cessi in anticipo il suo mandato e si dimetta». Poi l’appello al ministro: «Si documenti approfonditamente sui fatti e pensi a come dare il suo contributo per risanare questa università». (a.i.)