L’autopsia: Franchino poteva salvarsi

5 Settembre 2021

Il 50enne Franco Mancini morto per una lenta emorragia cerebrale 12 ore dopo la caduta. La spinta ripresa dalle telecamere

VASTO. Trauma cranico seguito da una lenta emorragia. È questa la causa della morte di Franco Mancini, 50 anni, conosciuto in cittòà come Franchino. A stabilirlo è stata l'autopsia eseguita ieri mattina dal medico legale Pietro Falco. All'esame autoptico ha assistito Christian D'Ovidio, medico legale e perito nominato dal 28enne indagato per omicidio preterintenzionale. A raccontare cosa ha provocato il trauma letale sono le immagini della telecamera della videosorveglianza di un bar davanti al quale Franchino e l'indagato si sono incontrati. «I filmati, così come i tabulati telefonici, scagionano il mio assistito», afferma l'avvocato difensore Antonello Cerella. «Il mio cliente non ha colpito la vittima, né mai avrebbe voluto fargli del male», insiste Cerella. Il legale della famiglia della vittima, l'avvocato Massimiliano Fiore, si limita a dire che «la famiglia di Franco Mancini è sconvolta. Preferisce e invoca il riserbo».
LE IMMAGINI La sequenza che ha portato alla morte di Franco Mancini è stata acquisita e controllata dalla polizia che su disposizione del sostituto procuratore, Michele Pecoraro, indaga sulla morte del cinquantenne. Le immagini raccontano quello che è accaduto a Vasto marina dalle 2 alle 3 di mercoledì notte. «L'obiettivo ha ripreso Franchino che si avvicinava al ventottenne che lo ha respinto una prima volta. Franchino però si è riavvicinato ancora al giovane che lo ha scansato e la seconda spinta ha fatto cadere Franco Mancini. L'uomo ha battuto la testa. Il ventottenne, aiutato da altre persone che erano sul posto (una ragazza ha prestato i primi soccorsi) hanno aiutato Franchino a rialzarsi e a sedersi. «La spinta è stata leggera», dice l’avvocato Cerella. «Lo conferma il fatto che sul corpo non sono stati trovati segni. Quando Franchino è caduto il mio cliente ha chiamato i soccorsi. Nessuno lo ha preso sul serio», racconta l'avvocato. «L'operatore del 118 ha chiesto a Franchino se volesse essere ricoverato e quest'ultimo si è rifiutato. Era cosciente, non voleva andare in ospedale ma evidentemente l'emorragia era già in atto», afferma il legale. «Erano le 3. Il mio assistito è tornato a casa. Franchino è rimasto là. Alle 7 è finito sul marciapiede ed è stato portato in ospedale dove è morto verso mezzogiorno. Dalla prima richiesta di soccorso (regolarmente registrata) sono trascorse circa 10 ore».
L’AUTOPSIA La perizia eseguita dal medico legale Pietro Falco è stata lunga e scrupolosa. L'esame, iniziato ieri mattina alle 8 nell'obitorio dell'ospedale di Chieti, è terminato poco prima delle 13. Sul corpo della vittima non sono stati trovati lividi, ematomi e segni di percosse. Il perito ha invece confermato la presenza di un trauma cranico che ha provocato una lenta emorragia. Il corpo del cinquantenne è stato riconsegnato ieri pomeriggio alla famiglia. Le esequie di Franchino saranno celebrate domani alle 15.30 nella parrocchia dell'Incoronata.
IL DOLORE DELLA FAMIGLIA Non è stata certo fortunata la vita di Franco Mancini ma il suo carattere gioviale lo ha sempre aiutato. A distanza di giorni dalla tragedia, sono ancora tantissime le persone che lo piangono. La famiglia, e in particolare la sorella, sono distrutti. Nessuno si sarebbe mai aspettato che Franchino morisse in quel modo. Ad assistere la famiglia Mancini è l'avvocato Massimiliano Fiore. «I familiari di Franco Mancini sono profondamente turbati da un evento così traumatico. Chiedono rispetto e silenzio e si affidano alla magistratura e agli investigatori», dice l'avvocato Fiore.
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