L’autopsia: uccisa con più di 30 coltellate

Paola De Vincentiis ha tentato di difendersi dalla furia del figlio che si è accanito su di lei con una lama di 20 centimetri
CHIETI. L’ha massacrata con più di trenta coltellate. Sei ore di autopsia rivelano che Paola De Vincentiis, 69 anni, è stata assassinata con una ferocia inaudita. La donna, originaria di Lanciano, ha provato anche a difendersi, ma è stata sopraffatta dall’incontenibile furia omicida che si è scatenata mercoledì scorso nella piccola casa presa in affitto a Bucchianico, in via Cappellina San Camillo, un vicolo che sbuca nella piazza principale del paese. La mano che l’ha condannata a morte è stata quella del figlio Cristiano De Vincentiis, 50 anni, nativo di Pescara, che ha impugnato un coltello da cucina con la lama lunga venti centimetri, di quelli che si usano per tagliare la carne. Ed è stata una mano che ha agito con la forza di chi, senza ombra di dubbio, voleva ammazzare con accanimento, come dimostrano il numero e la profondità dei fendenti sferrati alla schiena, anche a livello polmonare, al collo e alla nuca, che hanno causato il decesso per dissanguamento.
L’AUTOPSIA
L’esame è stato eseguito ieri, all’obitorio dell’ospedale Santissima Annunziata, dal medico legale Cristian D’Ovidio, su incarico del sostituto procuratore Giancarlo Ciani, che coordina le indagini dei carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Chieti. Per l’indagato c’era l’anatomopatologo Raffaele Ciccarese, nominato come consulente dall’avvocato Cristiano Zulli. La relazione finale sarà depositata entro sessanta giorni. Ma si può già affermare che l’autopsia ha evidenziato come la vittima sia stata aggredita senza pietà, all’interno della camera da letto dove dormiva il figlio, e poi lasciata senza vita in un angolo con una sedia rovesciata addosso.
IL MOVENTE
Secondo la principale ipotesi investigativa, Cristiano ha ucciso per soldi. Il cinquantenne, che non lavorava da più di un decennio (a suo dire a causa dei danni fisici conseguenti a un incidente stradale), pretendeva in continuazione denaro da Paola, che in più occasioni aveva chiesto un aiuto al parroco del paese, padre Germano Santone. E la madre gli consentiva di vivere ben al di sopra delle sue potenzialità economiche, considerando che il 50enne – pur avendo una pensione di invalidità di 300 euro – girava con una costosa moto Honda Cbr 1000, cenava quasi tutte le sere al ristorante e andava spesso in vacanza all’estero. Le altre entrate economiche della famiglia erano rappresentate dai 500 euro percepiti dalla vittima e dai 1.200 euro che arrivano ogni mese sul conto corrente della zia dell’assassino, che viveva con loro e ha gravi problemi di salute.
LA TESI DIFENSIVA VACILLA
Gli investigatori ritengono inverosimile il racconto dell’indagato, che ha riferito di aver reagito a un’aggressione da parte della madre; una tesi sostenuta nel corso di due interrogatori, il primo davanti al pubblico ministero, il giorno stesso del delitto, e l’altro durante l’udienza di convalida dell’arresto a palazzo di giustizia. È vero, l’assassino – che è seguito dal Servizio per la cura delle tossicodipendenze della Asl e assume metadone – è arrivato in ospedale con una ferita da taglio al petto e una alla coscia. Ma è altrettanto vero che entrambe le lesioni sono state giudicate assolutamente incompatibili con la furiosa aggressione descritta dal 50enne. A certificarlo è stata anche l’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal giudice Luca De Ninis su richiesta del pubblico ministero.
LA MESSINSCENA
Il sospetto, anche questo ritenuto coerente dallo stesso giudice, è che Cristiano De Vincentiis si sia ferito da solo per tentare di giustificare la furia omicida. Pure a livello temporale, peraltro, l’indagato ha avuto tutto il tempo necessario per organizzare la messinscena, considerando che non ci sono testimoni del delitto (la zia disabile era in casa ma non si è accorta di nulla) ed è stato lui stesso a decidere il momento in cui scendere in strada e telefonare al 118. Stamattina, salvo colpi di scena, arriverà il nulla osta per la riconsegna del corpo di Paola alle sorelle: l’ultimo saluto è in programma direttamente all’obitorio del policlinico, in forma strettamente privata; poi la salma sarà cremata. Cristiano resta rinchiuso in una cella del carcere di Madonna del Freddo. Nessuno lo ha visto piangere.

