L’esame del Dna risolve il giallo: le ossa sono del fotografo sparito

I resti trovati in montagna appartengono a Valerio D’Ettorre, svanito nel nulla ad ottobre 2015 Gli accertamenti ordinati dalla procura svelano anche che la morte è stata provocata da un malore
CHIETI. La conferma è arrivata dal Dna: le ossa trovate sulla Maiella, a 2.450 metri d’altezza, sono di Valerio D’Ettorre, il fotografo teatino sparito sei anni fa. Il medico legale Cristian D’Ovidio ha portato a termine la relazione sugli esami approfonditi svolti all’università d’Annunzio con la collaborazione dei genetisti forensi. Sul fascicolo aperto dal pm Giuseppe Falasca può essere dunque cancellata la dicitura “morte presunta”: adesso hanno una paternità certa i resti rinvenuti da un turista lombardo il 17 agosto del 2020. Ed è possibile anche affermare come la morte di D’Ettorre sia stata provocata da un malore.
GLI ACCERTAMENTI
DI GENETICA FORENSE Dai resti ossei del fotografo – rimasti esposti alle intemperie, in alta montagna, per ben cinque anni – non è stato facile estrarre il profilo genetico. Peraltro, per confrontare il Dna è stato necessario riesumare il corpo della madre di D’Ettorre, Maria Potere, morta nel 2015, un paio di settimane prima della sparizione di Valerio, e sepolta al cimitero di Chieti. Si è trattato di un passaggio obbligato perché i discendenti tuttora in vita, a partire dalle nipoti, sono di generazioni troppo lontane per dare un risultato attendibile. Per blindare il test è stata indispensabile una comparazione attraverso una familiarità più diretta che, nel caso di D’Ettorre, può essere garantita soltanto dai genitori o dal fratello, tutti deceduti.
LE INDAGINI
RADIOGRAFICHE Oltre ad accurate indagini di genetica forense, il professor D’Ovidio ha eseguito anche accertamenti radiografici e microscopici che indirizzano verso la morte naturale del fotografo. In altre parole: va escluso il decesso dovuto a un incidente o a cause violente.
ECCO L’ELENCO
DEGLI INDIZI Già nelle ore successive al ritrovamento delle ossa una serie di indizi faceva ipotizzare che appartenessero a D’Ettorre. Il fotografo venne visto l’ultima volta – nell’ottobre del 2015 – proprio in quella zona della montagna, a poca distanza dal rifugio Fusco. E ancora: un k-way azzurro, una felpa blu e un paio di scarponcini marroni rinvenuti dai carabinieri vicino alle ossa erano pienamente compatibili con quelli indossati da Valerio al momento della sparizione. C’è di più: le chiavi recuperate tra i brandelli dei pantaloni sono sicuramente di D’Ettorre, perché erano state provate e avevano aperto la porta del suo appartamento in via Papa Giovanni XXIII, a Chieti.
IL DOLORE
DEI FAMILIARI «In questi anni, non abbiamo mai smesso di pensare a mio zio», ha raccontato la nipote Sheila nei giorni successivi al ritrovamento delle ossa. «Ancora prima di inserire la chiave nella serratura, ho potuto dare la sicurezza che fosse sua perché ho riconosciuto il portachiavi in cuoio, un ricordo di mio nonno». E adesso è arrivata anche la certezza scientifica: il giallo della Maiella è definitivamente risolto.
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