L’esperta: così battiamo la violenza

29 Settembre 2021

La psicologa Vilma Claudio: «Scuola e famiglia hanno un ruolo fondamentale»

ORTONA . «I recenti fatti di Ortona che hanno visto protagonisti alcuni minori organizzati attraverso una baby gang pone degli interrogativi rispetto alla natura e alle origini di tale fenomeno». È il commento della dottoressa Vilma Claudio, psicologa e psicoterapeuta. «Possiamo dire che l’aggressività, la violenza, in questo caso non è rivolta solo a coetanei, oggetto di pregiudizi come ad esempio omosessuali, portatori di handicap, di diversa etnia o comunque ritenuti più deboli, ma verso tutti. Le vittime vengono selezionate, etichettate alla stregua di un capro espiatorio. In altre parole esiste una figura che funge da vittima sacrificale non sempre identificabile», è il parere dell’esperta.
«La figura del leader, inoltre all’interno di una baby gang si configura come un boss connotato dalla sua percezione di avere un’identità più forte e a tratti onnipotente, quindi superiore a tutti. Questa figura spesso può essere appresa anche dai social e mass media. Le modalità della messa in atto di comportamenti di prevaricazione, violenza ed esecuzione della baby gang, seguono uno schema strutturato», aggiunge la psicologa e psicoterapeuta. «In primis si cerca un approccio con la vittima selezionata, dalla quale senza nessun motivo, ne scaturisce una lite. Dalla violenza psicologica e verbale si passa immediatamente a quella fisica creando nella vittima terrore e panico, a volte ci sono danni fisici rilevanti. Le origini di tali comportamenti possono essere di varia natura, ma hanno a che fare sicuramente con disturbi di personalità di tipo oppositivo-provocatorio che sfocerà in età adulta in un disturbo antisociale di personalità. Non sempre tali atteggiamenti sono il frutto di condizioni sociali disagiate, a volte queste personalità crescono in ambienti medio-alti».
L’esperta indica la strada da seguire: «Bisognerebbe intervenire sia a livello famigliare che scolastico facendo crescere i ragazzi in un contesto con adeguati sostegni affettivi. I ragazzi andrebbero educati al rispetto delle norme civili, alla percezione dei valori morali, alla differenza tra bene e il male e al rispetto per l’altro. L’apprendimento di tali valori educativi rappresenta una seria prevenzione al mito della baby gang. Sarà compito delle agenzie educative, oggi tra l’altro in crisi, insegnare tutto questo. In altre parole la scuola, la famiglia e anche i social e mass media dovrebbero convergere sull’importanza di tali aspetti».