L’ex casa di riposo è allo stremo Stop all’assistenza a 60 pazienti

27 Luglio 2024

Gli istituti riuniti non riescono più pagare gli operatori e i fornitori: gli ospiti devono essere dimessi Il presidente Tilli: «Dal 2002 la Regione non aggiorna le tariffe e si accumulano sempre più debiti»

CHIETI. Gli istituti riuniti di assistenza San Giovanni Battista rimandano a casa i pazienti. La segnalazione di «grave criticità finanziaria» inviata alla Regione nei giorni scorsi non ha avuto gli esiti previsti e così il consiglio d’amministrazione delle ex case di risposo ha deciso di rimandare a casa 60 utenti dal primo agosto. La decisione è stata presa con la deliberazione 29 adottata ieri dal Cda composto dal presidente Concezio Tilli e dal consigliere Augusto Di Boscio.
RETTE TROPPO BASSE
Sul finire della precedente amministrazione regionale, l’assessore alla Sanità Nicoletta Verì aveva avviato un revisione delle rette dei pazienti, giudicate troppo basse. L’iter si è interrotto a causa delle elezioni regionali ma, essendo stata confermata Verì alla guida dell’assessorato, ci si attendeva che venisse subito ripreso. E invece nulla. Le ex case di riposo teatine ospitano nello stabile di piazza Garibaldi un centinaio di pazienti, tra anziani e disabili. A seconda del tipo di assistenza che ricevono, il San Giovanni riceve dalla Asl una retta che va da 70 a 80 euro. Troppo poco, a quanto si legge nella delibera: «L’erogazione dei servizi di assistenza sanitaria ha un costo notevolmente superiore rispetto a quello stabilito con le tariffe del 2002, mai aggiornate né adeguate agli indici Istat, che ha esposto l’azienda ad accumulare ingenti debiti nel corso degli anni e a produrne quotidianamente altri. L’ipotesi di adeguamento delle rette da parte della Regione, seppur avviato con un tavolo di monitoraggio, appare di non imminente definizione».
DIMISSIONE DEI PAZIENTI
Senza soldi, anche i fornitori di servizi si tirano indietro. Il Cda lo scrive a chiare lettere in delibera: «Più fornitori di servizi, non remunerati, (cucina, personale sanitario, energetici e manutenzione) hanno comunicato la volontà di interrompere le loro prestazioni di servizi e fornitura di personale». E così a Tilli e Di Boscio, dopo aver provato di tutto, non è rimasto altro che alzare bandiera bianca: «Rilevato che la inadeguatezza della retta è stata ripetutamente segnalata ai competenti organi istituzionali; ribadita la difficoltà finanziaria che non consente l’acquisizione di personale e sanitario; ritenuto non ulteriormente rinviabile l’adozione di provvedimenti doverosi sia a contenere i costi che ha garantire la prescritta assistenza socio sanitaria (Lea)», è stata avviata la dimissione dei pazienti.
L’ALLARME DEL CDA
Di allarmi il Cda della Asp (Agenzia di servizi alla persona di cui fa parte il San Giovanni Battista) ne aveva lanciati molti. L’ultimo lunedì scorso con una formale segnalazione di «grave criticità finanziaria» alla Regione (in particolare al presidente Marco Marsilio, all’assessore Verì e a quello al Sociale Roberto Santangelo) al prefetto Mario Della Cioppa, al sindaco Diego Ferrara e al presidente della Provincia Francesco Menna. La segnalazione aveva provocato anche l’interessamento del deputato Luciano D’Alfonso che aveva invocato il risanamento non solo della Asp teatina ma anche di quelle delle altre province. Nella segnalazione il Cda aveva parlato esplicitamente di «rischio immediato di paralisi delle attività» e aveva avvisato che sarebbe stato costretto «a interrompere il servizio di assistenza con decorrenza dal primo di agosto». Dal primo agosto, aveva inoltre spiegato D’Alfonso nella sua nota, «la cooperativa che fornisce il personale infermieristico (35 tra operatori socio-sanitari e infermieri) non darà più assistenza se non verranno saldate le fatture. Resterà a lavoro soltanto il personale a tempo indeterminato, in totale 20 dipendenti, che potranno assistere circa 20 anziani mentre altri 80 ospiti dovranno essere presi in carico dalla Asl. Si tenga presente che un ricovero in ospedale costa cinque volte di più».
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