L’ex Fondazione va con il Banco di Napoli Tornano le reliquie

5 Marzo 2019

Chieti, tra un mese un atto notarile sancirà la fusione Di Primio: «Così salviamo e rilanciamo palazzo De Mayo»

CHIETI. È fatta: la Fondazione Banco di Napoli ha incorporato la Fondazione ex Carichieti (ora Chieti - Abruzzo Molise). Ieri è arrivato l’ok ufficiale, deliberato all’unanimità dal Consiglio generale della Fondazione napoletana. Un sì che segna già un record: è la prima fusione al Sud tra due fondazioni di matrice bancaria. Nei prossimi giorni tutta la documentazione ufficiale verrà trasmessa al ministero dell’Economia e delle finanze. Sparisce così l’ultima traccia della lunga e importante stagione legata alla Cassa di Risparmio di Chieti.
I BILANCI IN ATTIVO E PASSIVO. La Fondazione napoletana ha chiuso il 2018 con un avanzo di 567.617 euro. La fondazione teatina ha chiuso invece con un disavanzo di 242.969 euro. Basterebbero queste due cifre a far comprendere l’importanza per Chieti dell’operazione di fusione avviata.
PALAZZO DE MAYO. La fondazione bancaria, aveva sostenuto in tanti anni lo sviluppo del territorio, dedicandosi in particolare a cultura, sociale e ricerca, rischiava il tracollo, come è accaduto alla banca a cui era collegata. «La fondazione si reggeva proprio sui proventi derivanti dalla banca», sottolinea Paolo Primavera, imprenditore edile e membro del comitato di indirizzo della fondazione Chieti - Abruzzo Molise, «e con la fine della fondazione Chieti avrebbe perso anche palazzo De Mayo. Cosa che ora siamo certi che non avverrà. Anzi, assisteremo a un rilancio delle attività dello storico palazzo teatino».
DONO DI BENVENUTO. La fondazione Banco di Napoli sbarca in città con un regalo: riporta a Chieti le reliquie dei Santi e Beati teatini - conservate nell’archivio della Fondazione Banconapoli - che a Napoli fondarono uno dei primi banchi di pietà che poi hanno origine all’istituto di credito napoletano. Anche per questo motivo la presidente della fondazione, Rossella Palliotto, ha parlato della fusione come di «intenso e proficuo rapporto» tra le due realtà che ha precise origini storiche. A lei, e al suo vice Enzo Di Baldassarre, sono andati i ringraziamenti del sindaco Umberto Di Primio che ha visto nell’operazione l’unica strada per salvare Palazzo de Mayo: «Con la loro governance hanno dato il via al progetto per costruire una grande fondazione bancaria che parta e guardi al sud del Paese». Soddisfazione anche per la Palliotto: «Siamo molto orgogliosi di questa operazione. Uniremo le energie con Abruzzo e Molise per rilanciare un’azione sociale da realizzare nei territori comuni di competenza. La fusione si inserisce nell'ambito della strategia di riappropriazione del nostro ruolo nel sostegno alle fasce più deboli e nella formazione della pubblica opinione nell'intero Mezzogiorno».
INCARICO DA ASSEGNARE. Quando l’operazione sarà conclusa, starà al sindaco Di Primio nominare il 22° consigliere nel consiglio generale della fondazione Banco di Napoli, dove vi sono rappresentanti di Abruzzo, Molise, Campania, Calabria e Puglia. Grazie al rappresentante del Comune (sinora solo il Comune di Napoli ne ha uno in Fondazione) Chieti diventerà la seconda forza, dopo Napoli, all’interno della Fondazione. Dovranno trascorre altri 30 giorni prima che la fusione venga validata con un atto notarile e dovrà arrivare l’autorizzazione del Mef che esamina lo statuto. All’interno di questo si trova scritto: «La Fondazione Banco di Napoli ha incorporatola Fondazione Chieti – Abruzzo e Molise, assumendo su di sè la più alta considerazione in favore dei territori che a tale Fondazione facevano riferimento ai quali è riservato il particolare riconoscimento all’interno della formazione del Consiglio generale». Nel frattempo resteranno in carica sia l’attuale consiglio d’amministrazione presieduto da Pasquale Di Frischia e dal vice Angelo Marrone, sia il Comitato di indirizzo che si compone di 14 membri.
L’ATTACCO DEI SINDACATI. Uniche voci fuori dal coro sono quelle dei rappresentanti sindacali di First Cisl e Fisac Cgil. Per loro l’Abruzzo ha perso un’occasione, quella di veicolare tutte le sue fondazioni in un organismo unico. «In Abruzzo e in Molise la fusione delle quattro fondazioni di origine bancaria avrebbe creato la fondazione più grande del Centro Sud d’Italia», dicono, sottolineando «il vincolo genetico e funzionale sul territorio di riferimento» che in quel modo sarebbe stato salvaguardato. Il progetto, però, secondo i ben informati difficilmente sarebbe stato attuabile, visto che non si registrano proposte di fusione da parte delle altre fondazioni regionali.