L’ex sindaco: targa rimossa, mancanza di riconoscenza

10 Novembre 2018

TORREVECCHIA TEATINA. La rimozione della targa che ricordava la storia del palazzo ducale in occasione dell’inaugurazione dell’edificio come nuova sede comunale continua a suscitare polemiche. «È...

TORREVECCHIA TEATINA. La rimozione della targa che ricordava la storia del palazzo ducale in occasione dell’inaugurazione dell’edificio come nuova sede comunale continua a suscitare polemiche. «È lecito chiedersi», dice l’ex sindaco Salvatore Di Nino che ha restaurato ilpalazzo con un finanziamento europe di 4 milioni di lire, «perché proprio adesso l’amministrazione abbia deciso di trasferire la sede comunale a palazzo Valignani. È bene ricordare che tale spostamento di sede in realtà avrebbe potuto esserci già anni fa. Al contrario in questo lasso di tempo l’amministrazione di allora guidata da Marino Mincone ha “preferito” concedere tale immobile in comodato d’uso gratuito all’università di Chieti». La targa affissa così recitava: «Questo artistico e prestigioso palazzo Ducale con annesso il parco pubblico acquistato dalle famiglie Buracchio e Iezzi e totalmente restaurato con finanziamenti a totale carico dello Stato dall’Amministrazione comunale guidata con instancabile determinazione e impegno dal Sindaco Salvatore Di Nino è stato inaugurato il 24 maggio 1998 e messo a disposizione di tutta la cittadinanza che ne potrà usufruire per fini culturali, sociali e ricreativi dopo quasi mezzo secolo di aspettativa”. Di Nino precisa, quindi, che «la “restituzione” del Palazzo alla cittadinanza in verità tale non è, in quanto già la mia amministrazione dalla inaugurazione del 1998 aveva provveduto a “consegnare” il bene alla cittadinanza, senza alcuno ulteriore fine o scopo. Solo una scelta politica delle successive amministrazioni lo ha “consegnato” gratuitamente a terzi e “sottratto” ai cittadini per “restituirlo” solo ora agli stessi. E ancora la targa di cui sopra è stata rimossa per apporvi un’insegna metallica con la scritta Municipio, nonostante ci fossero da ambedue i lati del portone d’ingresso gli spazi per una tale affissione. Quanto sopra è parso al sottoscritto doveroso, alla luce del mandato quasi ventennale ricoperto, grazie al quale ha guidato la comunità locale e ne ha consentito la crescita, e ciò in forza di principi di etica politica, comportamentale, umana ed ancor prima di “riconoscenza”, che dovrebbero permeare tutti i rapporti umani ed a maggior ragione di interesse pubblico. Quanto accaduto si commenta senza parole ed è il degno epilogo della modalità e del “costume” con cui questo Comune viene amministrato e di cui ad oggi posso dire a gran voce di essere fiero ed orgoglioso di non far parte».