L’export riprende fiato, al porto raddoppiano gli imbarchi di vino
Il 2016 segna l’anno del rilancio per il settore vinicolo, dalle 2.676 tonnellate del 2015 alle quasi 6 mila Record di partenze anche per i furgoni prodotti dalla Sevel: a dicembre ne sono salpati quattrocento
ORTONA. La merce partita dal porto di Ortona nel 2016 è aumentata, in alcuni casi raddoppiata, rispetto al 2015. È ciò che più risalta dall'analisi dei movimenti di materiali in entrata ed uscita dallo scalo ortonese nell'anno appena concluso, grazie ai numeri elaborati dalla locale Capitaneria di porto incrociando dati in sede di autorizzazione all'imbarco e sbarco di carichi.
Volendo entrare nel dettaglio proprio degli imbarchi, quello del vino è passato dalle 2.676 tonnellate del 2015 alle 5.957 del 2016. Un nuovo traffico (circa 10mila tonnellate) è stato rappresentato dalla crusca, sottoprodotto derivante dalla lavorazione del grano. Destinazione? Spagna.
Assumono particolare rilievo invece le movimentazioni di ecoballe - cdr (combustibile derivato dai rifiuti) e dei tubi, che negli ultimi 365 giorni hanno sfiorato le 40mila tonnellate di imbarco. Non va dimenticato, inoltre, che a dicembre dal porto di Ortona sono partiti 400 furgoni realizzati allo stabilimento Sevel e caricati su una ro-ro ship della Grimaldi. Numeri più che interessanti, a testimonianza di un'importante ripresa dell'esportazione, supportata da una rilevante attività portuale.
Passando agli sbarchi, invece, a fronte di uno stazionario afflusso rispetto al 2015 di merci liquide - idrocarburi raffinati, benzine e gasolio che dall’oleodotto presente in porto vengono successivamente stoccati nello stabilimento Eni di contrada San Pietro, si è avuto un notevole incremento di arrivo di grano, mais, soia destinati alle industrie alimentari e mangimifici per animali della zona.
Il grano giunto allo scalo ortonese ha superato le 180mila tonnellate, praticamente raddoppiato rispetto al 2015. Stazionaria è risultata l'importazione di mais, mentre sono scese vertiginosamente quelle della farina e della sansa. Una new entry assoluta è rappresentata dalla soia, 20mila tonnellate di prodotto arrivate nell'ultimo anno e destinate ai mangimifici.
In generale però, eccetto qualche caso, c'è stato un netto calo delle merci alla rinfusa sbarcate nel 2016. Un dato statistico che si sposa benissimo controllando gli arrivi del sale, fermo a meno di 50mila tonnellate, in buona sostanza dimezzato in confronto al 2015. Ridotti anche gli sbarchi di gesso, petcoke (circa 10mila tonnellate), e silicato di ferro.
Tra le merci solide, inoltre, le bobine sono più che raddoppiate nell'ultimo anno, mentre la vergella si è più che dimezzata passando dalle oltre 30mila tonnellate del 2015 alle circa 15mila del 2016.
Rimangono più o meno invariati gli approdi di tubi e fili di ferro. Questo è il quadro in un porto dove tutte le operazioni di imbarco, sbarco, movimentazione e deposito a terra sono ovviamente autorizzate dalla Capitaneria.
Le attività avvengono in prossimità delle banchine operative. Quella nord nuova, lunga complessivamente 457 metri, è destinata nella testata (terminal petroli) per circa 150 metri all’attracco di navi adibite alla discarica di prodotti petroliferi di medio tonnellaggio, e nella restante parte all’accosto di navi adibite al trasporto di merci varie e solide alla rinfusa aventi lunghezza non superiore ai 200 metri.
Le altre banchine, quella di riva e di riva nuova, ubicate sul lato di ponente dello scalo, sono invece utilizzate per l’attracco di navi non superiori a 180 metri predisposte al trasporto di merci varie, solide alla rinfusa e materiale off-shore. Un ultimo aspetto da sottolineare riguarda infine il numero delle imprese portuali che sono cinque e vengono autorizzate dall'Autorità marittima a svolgere le diverse operazioni ed i servizi portuali.
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