L’Honda guarda alla Cina, timori della Uilm

21 Luglio 2015

Il sindacato: perplessità sul piano industriale che porterebbe allo smantellamento di una linea

ATESSA. Rispetto degli impegni assunti al ministero dello Sviluppo economico e delle promesse fatte ai lavoratori e al territorio; risposte certe e garanzie rispetto al pareggio di bilancio del 2016 che metterebbe al sicuro lo stabilimento di Atessa che esce fuori da sacrifici "lacrime e sangue" che hanno significato 434 licenziamenti e tagli lineari ai costi. Sono le richieste della Uilm-Uil per voce del segretario generale di Chieti-Pescara, Nicola Manzi, alla proprietà giapponese di Honda. L'incontro del 25 giugno scorso tra sindacati e azienda per la verifica del piano industriale ha fatto emergere infatti alcune perplessità. «Abbiamo appreso che le perdite sono passate da 35milioni di euro iniziali a 13milioni», sottolinea Manzi, «ma questa somma è lievitata di 4 milioni a causa degli acquisti di componenti all’estero, per effetto del cambio euro-dollaro. Inoltre, ci è stato comunicato che per contenere ulteriormente i costi si ha la necessità di acquistare dall’Asia i motori del modello PCX 125 e 150 e del modello SH 125 e 150: questo significa lo smantellamento della linea di assemblaggio motori ad Atessa». Una scelta che, così prospettata, appare "incomprensibile" alla Uilm visto che, incalza Manzi, «motori cinesi, thailandesi o vietnamiti non sono paragonabili a quelli prodotti dalla Honda Italia di Atessa, che vantano da sempre una qualità del 100% e non hanno mai avuto una campagna di richiamo. I giapponesi sbagliano se vogliono fare industria con modelli cinesi. La Honda domina nel mercato Europeo delle due ruote esclusivamente grazie al marchio made in Italy. Per questa ragione i motori devono restare ad Atessa e riteniamo la proposta di delocalizzazione sbagliata». «Non dimentichiamo», prosegue il segretario Uilm, «che la produzione dei motori power finita in America, ha tolto occupazione e lavoro al territorio per ottenere solo qualche euro di risparmio. Inoltre, nell’accordo ministeriale è scritto che ad Atessa si sarebbe dovuto realizzare il progetto Fop, cioè realizzare moto da customizzare per i clienti europei. Chiediamo alla proprietà Honda in quale fase si trova questo progetto e perché non è stato ancora avviato. Dov’è finita poi la nuova maxi moto che, al raggiungimento del pareggio di bilancio, lo stabilimento di Atessa avrebbe dovuto produrre per il mercato europeo?».

Daria De Laurentiis