L’Ima è legittima, il dg restituirà le somme

23 Settembre 2014

Accordo a Roma tra vertici della D’Annunzio e sindacati, ma al rettorato spuntano le videocamere

CHIETI. Tre mesi fa la sua erogazione era stata dichiarata illegittima e quindi sospesa ad agosto. Ora, sindacati e vertici della D’Annunzio, siglano un patto per ripristinarla nella busta paga di 340 lavoratori infuriati.

L’Ima, indennità mensile accessoria, percepita dai dipendenti tecnico-amministrativi negli ultimi 10 anni, è dovuta. Ee il dietrofront del direttore generale Filippo Del Vecchio sarebbe supportato dalla meticolosa ricostruzione del fondo, attraverso i dati forniti dall’amministrazione dell’ateneo e da quelli elaborati dal Mef (ministero dell’Economia e finanza). Conclusione che, a grandi linee, combacia con il lavoro svolto dal sindacato in modo del tutto autonomo.

Insomma, il denaro per l’erogazione dell’indennità ai dipendenti era disponibile, quindi quelle somme non devono essere più detratte dagli stipendi per essere recuperate dalla D’Annunzio. A questa clamorosa conclusione si è giunti nel corso dell’incontro tenuto ieri mattina nella sede del Crui, (Conferenza dei Rettori delle Università italiane) di Roma che ha ospitato il dg Del Vecchio, il rettore Carmine Di Ilio e i sindacati nazionali di Cgil, Cisl e Uil accompagnati da Confsal, Snals e Cisa.

«Un passo non risolutivo, ma importante», spiega Moreno Verdi segretario nazionale di Fl-Cgil, «dopo percorsi di verifica diversi siamo arrivati alla stessa conclusione». Ma l’accordo siglato tra Ateneo e sindacati per appianare la questione Ima è stato accolto con perplessità dai Revisori dei conti che prendono tempo per vederci più chiaro. «Dal 29 settembre partiranno una serie di tavoli di trattativa e, alla fine del percorso», assicura il sindacalista, «saremo in grado di fornire ai revisori un “prodotto”inappuntabile. Anche per il Mef». E per dare sostegno a tutti quei lavoratori in difficoltà economica, 600 mila euro del fondo comune di Ateneo verranno utilizzati per restituire il «maltolto» ai dipendenti.

«Si tratta di cifre consistenti che vanno dai 300 ai 500 euro mensili» aggiunge Verdi «ci auguriamo che prima dell’esaurimento del fondo si arrivi ad un accordo definitivo». L’intenzione c’è. «Noi ce la stiamo mettendo tutta, na poi rimaniamo perplessi quando vengono prese decisioni importanti non condivise».

Già, perché mentre a Roma si sotterrava l’ascia di guerra, a Chieti, lungo i corridoi del Rettorato venivano installate diverse videocamere. «O servono per la sicurezza del personale oppure per controllarlo» puntualizza Verdi «nel primo caso prima dell’installazione è necessaria la contrattazione, nel secondo si va a ledere i diritti sanciti dello statuto dei lavoratori. Chiederemo un incontro prima della messa in funzione, in caso contrario avviseremo l’ufficio provinciale del lavoro che provvederà a spegnerle».

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