L’imprenditore: salvate i posti di lavoro

L’appello di Di Loreto (Tasso e Mevepa Italy): «Penso ai contratti a termine in scadenza e che non saranno rinnovati»
ATESSA. «Non salvate il lavoro, ma i posti di lavoro prima che si generi una rivoluzione sociale». È l'accorato appello di Romeo Di Loreto, direttore del personale e responsabile ambiente e sicurezza delle aziende Tasso srl e Mevepa Italy srl, stabilimenti della Val di Sangro per la lavorazione di materiali plastici e metallici destinati all'automotive e mercati vari, come carrelli elevatori, refrigerazione, arredi. Di Loreto ha raccolto alcuni pensieri nella "clausura" forzata di casa, a Castel Frentano, e lancia un grido d'allarme.
«Come tantissime aziende italiane anche noi dal 23 marzo abbiamo interrotto tutte le attività lavorative ed attivato la procedura Cigo Covid-19. In totale, me compreso, abbiamo in Cigo circa 144 dipendenti; a questi per la prima settimana vanno aggiunti circa 54 addetti in somministrazione. Ho specificato per la prima settimana, perché nelle prossime due settimane la quasi totalità dei somministrati e dei contratti a termine saranno senza contratto, ovvero senza un posto di lavoro, visto che durante la cassa integrazione non è possibile rinnovare, trasformare o attivare contratti». Ed è questa la prima grande contraddizione dell’emergenza. «Era così difficile prevedere una deroga che permettesse di rinnovare i contratti in scadenza?», chiede il dirigente, «ieri ho dovuto drammaticamente comunicare a diversi dipendenti che sarebbero rimasti senza lavoro e dovrò fare lo stesso nei prossimi giorni per tantissimi altri. Mi chiedo dunque quali e quanti sono i danni collaterali di questa situazione. A spanne prevedo circa due milioni di lavoratori, con le drammatiche conseguenze che ne deriveranno, ovvero drastico impoverimento dei lavoratori e delle loro famiglie che rimarranno senza nemmeno la copertura della Cigo, e delle aziende che perderanno dipendenti su cui hanno investito in formazione e conoscenze specifiche con un conseguente impoverimento delle competenze».
Altro aspetto da considerare per Di Loreto è lo sbilanciamento tra chi può contare su uno stipendio garantito e chi no. «In questo momento così tragico», ipotizza, «non si potrebbe dare spazio, temporaneamente, alla massima solidarietà da parte dei dipendenti pubblici e privati, compresi i fantomatici lavoratori in smart working? Io per primo sarei disposto alla misura di prevedere per tutti, e fino a emergenza finita, una retribuzione fissa e una pensione di 700 euro, uguale per tutti, che permetta ai cittadini la sopravvivenza minima».
«La soluzione», conclude, «permetterebbe di superare questo momento e di proiettarci verso una ripresa rapida ed incisiva. Non sono un economista, ma penso che mettendo in campo misure adeguate si potrebbero risparmiare tanti soldi da dirottare verso i più deboli e le aziende, soprattutto le piccole e medie imprese che devono assolutamente sopravvivere, perché senza di loro il dramma sociale sarà inevitabile, con conseguenze ben più gravi e drammatiche di quelle generate dal Covid».
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