L’imprenditrice vittima di usura: «Abbiate fiducia nelle istituzioni»

23 Settembre 2022

Parla la donna che ha fatto arrestare le tre “strozzine”: «Bisogna avere il coraggio di denunciare All’inizio mi ha bloccata la paura del giudizio. Senza la mia famiglia e la polizia non ce l’avrei fatta»

LANCIANO. «Il consiglio che mi sento di dare a chi si trova in una situazione come la mia è di parlare. Quello che ha bloccato me, nel chiedere aiuto alla mia famiglia di fronte a una difficoltà, è stata la paura del giudizio. E poi di fidarsi delle istituzioni, che sono lì per aiutarti». È il messaggio che la giovane imprenditrice, finita nelle mani di tre presunte “strozzine” ora agli arresti domiciliari, affida al Centro, per infondere coraggio e aiutare, tramite la sua esperienza, chi per qualsiasi motivo finisca nella rete dell'usura. L’incubo in cui lei è finita non era, peraltro, dovuto a particolari difficoltà economiche. Né tantomeno le difficoltà economiche riguardano, come erroneamente emerso in precedenza, l’attività commerciale per cui la donna lavora, i cui proprietari sono del tutto estranei alle vicende ricostruite nelle cronache.
PAURA DEL GIUDIZIO
«Più che vere e proprie difficoltà economiche, il mio problema era non voler chiedere aiuto ai familiari e cavarmela a tutti i costi da sola», spiega, «è stata una mia mancanza, ma in una città di provincia si vive molto di apparenza. E a molte persone crea uno stato di disagio. Ti vergogni a chiedere, sei spinto a farcela da solo. Quello che ti frena, nel mio caso a chiedere un aiuto in denaro, è “cosa penseranno i miei genitori, l’amica, il mio uomo?”. La mia sfortuna poi», continua la giovane, «è stata trovare una persona che mi ha confermato nei miei dubbi, mi ha detto “Sì, lascia stare”. A quel punto ti ritrovi a chiedere aiuto a un estraneo. La vedi come la soluzione più facile. E non immagini quello che succederà dopo».
I PUNTI DEBOLI
«Hanno fatto leva sulle mie debolezze», racconta ancora la giovane, «figli, affetti, lavoro. Sapevano bene dove andare a parare per non farmi parlare. Con il senno di poi pensi: “Ma come ho fatto a dar loro retta?”. In quel momento, invece, ci rimugini sopra e ti convinci che hanno ragione». Per un prestito di 900 euro, per fronteggiare pagamenti arretrati senza chiedere aiuto alla famiglia, la donna si è trovata a restituire una somma molto maggiore. «Tra l’altro questi 900 euro mi sono stati richiesti indietro nel giro di pochi giorni», precisa, «non ne ho mai usufruito, ma ho dovuto pagare lo stesso le rate del prestito. Da quel momento ho cominciato solo a pagare: un turbine di soldi e di prestiti per pagare altri debiti».
LE MINACCE
«A un certo punto ho iniziato a dire basta, che non volevo pagare più, e mi hanno minacciato». Le indagate facevano riferimento a «conoscenti della malavita napoletana», che non guardavano in faccia a nessuno, «capaci anche di prendere i figli nella culla». Un inquietante riferimento al figlio da poco avuto dalla donna. «Avevo momenti di lucidità in cui mi dicevo: “Quel che succede succede, basta”. Poi tornavo sui miei pensieri e pensavo che non valeva la pena rischiare», racconta ancora la vittima, «ho cominciato a dormire male, ad avere attacchi di panico, mi sono caduti i capelli. Non stavo bene ma mi sono tenuta tutto dentro per mesi fino a quando, all’ennesima richiesta troppo alta, la verità è venuta fuori. I miei cari sono stati onesti, mi hanno rimproverato per la “cavolata” fatta, ma sono rimasti vicino a me. E mi hanno convinto a denunciare».
LE ISTITUZIONI
«Non è vero che le istituzioni non ti sono vicine», dice convinta, «è difficile: nei mesi a seguire ho avuto dubbi e ripensamenti. Ma va fatto, per sé e per le persone che ci sono vicine. Devo ringraziare in primis l’ispettore Amerino Verì, senza il quale probabilmente non sarei andata avanti. Nelle prime fasi della denuncia ha fatto un gesto nei miei confronti, che mi ha convinto a fidarmi di lui e a non ritirare la denuncia. Ho sentito, tramite lui, la presenza delle istituzioni, delle donne e degli uomini della polizia che mettono a servizio dei cittadini la loro professionalità e umanità. Le istituzioni ci sono e bisogna fidarsi di loro. La paura di quello che succederà e del giudizio degli altri ci sono ancora, ma ora mi sento tutelata».
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