L’Inps rivuole indietro le indennità dell’amianto

Una ventina di dipendenti rischia di restituire da 20mila a 80mila euro a testa Castaldi (M5S) al ministro Poletti: vicenda assurda. Menna (Ona): persecuzione
VASTO. Per cinque anni hanno ricevuto indennizzi dall’Inps per le patologie contratte a causa della lunga esposizione all’amianto. Soldi che l’ente previdenziale ora rivuole indietro. Rischiano di restituire somme da 20mila a 80mila euro una ventina di lavoratori della ex Svoa di Punta Penna, la cui odissea ha varcato i confini territoriali per approdare in Parlamento. Dopo essere stata al centro della Commissione lavoro della Camera presieduta da Cesare Damiano, la vicenda è diventata oggetto di una interrogazione parlamentare firmata dal senatore vastese del Movimento 5 stelle, Gianluca Castaldi. Il pentastellato chiede al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, di intervenire sull’Istituto nazionale della previdenza sociale che oggi batte cassa chiedendo la restituzione delle somme erogate in seguito a due sentenze favorevoli successivamente ribaltate dalla Cassazione.
«Le famiglie interessate hanno percepito i dovuti risarcimenti per anni, in seguito a sentenze a loro favorevoli», riassume Castaldi, «si tratta di un cambiamento di idea così assurdo da aver destato forti perplessità anche in esponenti della maggioranza. L’interrogazione, alla luce di una situazione tanto scandalosa, suggerisce un’azione diretta del ministero, se necessario anche a livello normativo».
Il calvario in Tribunale dei dipendenti ex Svoa (fabbrica di olii alimentari riconvertita nel 1993 in altra produzione), è iniziato nel 2003. In primo grado e in appello i lavoratori hanno ottenuto una serie di sentenze favorevoli con l’accoglimento delle loro richieste relative alle maggiorazioni contributive per l’esposizione all’amianto, la fibra killer responsabile di una serie di patologie tra cui il mesotelioma pleurico, una neoplasia maligna. Nel frattempo l’Inps si è rivolto ai giudici della Cassazione che nel 2012 hanno annullato la sentenza della Corte d’appello dell’Aquila, ribaltando la linea fin qui seguita. Se Cesare Damiano (Pd) ha descritto la vicenda come «un caso di vera e propria ferocia burocratica che è necessario affrontare», non è meno tenero l’Osservatorio nazionale amianto (Ona) che da anni assiste gli associati e le loro famiglie in una difficile battaglia legale per il riconoscimento dei loro diritti e i cui referenti ora parlano di «rappresaglia persecutoria verso i lavoratori vastesi», alcuni dei quali non esitarono alcuni anni fa a manifestare davanti alla sede dell’Inps. «Si sono tutti ammalati di asbestosi», racconta Ivo Menna, coordinatore regionale Ona, «in seguito all’attività lavorativa svolta presso lo stabilimento ex Svoa di Punta Penna e a causa della lunga esposizione all’amianto, sostanza presente in tutti i processi produttivi. I benefici economici concessi vennero negli anni passati riconosciuti in seguito a due sentenze favorevoli emesse dal Tribunale di Vasto e dalla Corte d’appello dell’Aquila, che sono state ribaltate dalla Corte di Cassazione a cui si sono rivolti i legali dell’Inps. Nel frattempo almeno 5 lavoratori, ammalati di asbestosi, sono deceduti».
Menna descrive una situazione molto difficile. «Le precarie condizioni di salute di questi lavoratori si sommano all’insorgenza di nuove patologie ansiogene», racconta, «si sentono defraudati di un loro diritto. In seguito all’atteggiamento di assoluta sordità dell’Inps di Chieti, il 10 aprile scorso ho presentato un esposto alla Procura di Vasto corredato di ogni documento attestante la storia di questa tormentata vicenda dagli aspetti sanitari che viene ricondotta ad un’azione burocratica disumana da parte di un ente previdenziale», conclude il referente regionale Ona.
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