L’interdizione è finita, Sabatino può tornare a fare il neonatologo

L’ex primario del policlinico e docente della D’Annunzio si prepara all’udienza clou del 15 luglio A un anno esatto dall’arresto la sua difesa chiede la perizia sugli effetti della cura del Parkinson
CHIETI. «Sono vittima incolpevole degli effetti collaterali della terapia del Parkinson di cui non posso fare a meno». Questo è il dramma di Giuseppe Sabatino ma anche la sua difesa dall’accusa di violenza sessuale su mamme di piccoli pazienti. Pochi giorni fa il neonatologo, in pensione dal primo ottobre del 2014, ha ricevuto dai carabinieri l’avviso della cessazione dell’interdizione dall’attività professionale, che gli venne applicata circa sette mesi fa dopo la revoca degli arresti domiciliari. Sabatino quindi può tornare a lavorare. Non come primario al policlinico, né come docente dell’Università D’Annunzio, perché è pensionato, ma come medico privato. E lo farà. Lui stesso lo conferma a pochi giorni dall’udienza preliminare davanti al giudice Luca De Ninis. L’udienza è fissata per il 15 luglio, esattamente un anno dopo l’arresto per accuse pesanti. Anche se non ci sono mamme che lo denunciano ma esistono filmati che lo ritraggono mentre ha attenzioni particolari verso quelle donne, sette. La sua difesa però sarà una perizia medica, da chiedere in fase preliminare, sulla capacità di intendere e di volere.
Così annuncia il difensore, l’avvocato Andrea Di Lizio. Basta andare su Internet e digitare le parole: “Disturbi del controllo degli impulsi nel Parkinson” per scoprire che: «Sono stati sottoposti a questionari specifici per evidenziare disturbi del controllo degli impulsi 3090 pazienti con malattia di Parkinson in 46 centri negli Stati Uniti e nel Canada. E' emerso che il 13,6% soffriva di almeno uno di questi disturbi: 5,7% acquisti compulsivi, 5% gioco d'azzardo, 4,3% alimentazione compulsiva e 3,5% sesso compulsivo». Il neonatologo, che soffre di Parkinson da quando aveva 50 anni, rientra nell’ultimo caso. Sarà questa la sua linea difensiva che ha già avuto un sostanziale riconoscimento. Sono stati i giudici aquilani del riesame, nel negargli nove mesi fa la libertà, che poi ha comunque riacquistato, a dargli la più grande occasione per uscire a testa alta dalla vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto alla fine di una carriera prestigiosa, riconoscendogl che la cura della malattia di cui soffre, la stessa che colpì papa Wojtyla, «gli determina, quale disordine del controllo degli impulsi, ipersessualità anche patologica». E’ come dire che le sue azioni nei confronti di quelle madri, seppure da condannare, erano incontrollabili perché indotte dal farmaco che cura il morbo di Parkinson. La scienza, ha sostenuto la difesa, gli dà ragione quando elenca i famigerati effetti collaterali di farmaci “Dopamino agonisti”, che - si legge sui testi di medicina - “si diffondono e vanno ad attivare circuiti che sono così sovrastimolati”. C’è chi, per curarsi, diventa schiavo del gioco d’azzardo; chi ha compulsioni all’acquisto e chi, invece, ha pulsioni sessuali che vanno al di là della volontà. E’ una scarica dopaminergica la causa di quanto gli è accaduto facendolo finire agli arresti e sott’accusa. Ma ora che ha smesso di utilizzare quei farmaci ed ha riconquistato la volontà di agire, Sabatino può difendersi ricorrendo alla scienza medica su cui ha basato la sua vita.

