L’intesa milionaria Acea-Sasi bloccata dagli arresti di Roma

LANCIANO. Sembra strano ma ora è l’inchiesta per il nuovo stadio della Roma, a Tor di Valle, a mettere i bastoni tra le ruote all’accordo tra la Sasi e l’Acea, la società dell’energia di Roma che...
LANCIANO. Sembra strano ma ora è l’inchiesta per il nuovo stadio della Roma, a Tor di Valle, a mettere i bastoni tra le ruote all’accordo tra la Sasi e l’Acea, la società dell’energia di Roma che sembrava ormai a un passo dall’essere raggiunto. La vicenda giudiziaria tra le due società che dopo 33 anni sembrava essersi risolta con l’accordo trovato tra il presidente Sasi, Gianfranco Basterebbe e quello Acea, Luca Lanzalone, ossia il pagamento da parte della società frentana di un milione di euro subito e 550.000 euro l’anno per 8 anni senza interessi per un totale si 5.400.000 euro, torna in bilico. Nell’inchiesta romana, infatti, è coinvolto proprio Lanzalone finito agli arresti domiciliari. Sono 9 le persone, tra cui l’avvocato-presidente Acea, accusate di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di condotte corruttive e di una serie indeterminata di delitti contro la pubblica amministrazione. Lanzalone con la sua consulenza avrebbe sbloccato la vicenda stadio ma, in cambio di promesse di consulenze per il suo studio legale pari a circa 100mila euro da parte di altri indagati. Dopo l’arresto l’avvocato si è dimesso dalla presidenza dell’Acea e il consiglio di amministrazione ha comunicato che «nella riunione del 21 giugno 2018 assumerà le opportune determinazioni al riguardo».
«Sono basito: la notizia mi ha sorpreso», dice Basterebbe, «immediatamente mi sono attivato per capire che cosa ne sarà dell’accordo. Dovevo andare a Roma a ratificarlo con la firma proprio di Lanzalone martedì, ora bisogna capire cosa accadrà. Secondo i nostri avvocati e quelli, contattati, dell’Acea, non dovrebbero esserci dei cambiamenti, ma la firma all’accordo doveva essere del presidente Lanzalone. Sarà un vice o qualche delegato a firmare. Mi auguro che si possa chiudere una vicenda che pare non abbia mai fine».
La speranza è che la firma al massimo possa solo slittare, in attesa che il 21 il Cda nomini un nuovo presidente, altrimenti sarebbe un dramma. Si ricomincerebbe a trattare sulla base dei 7.300.000 euro che la Sasi deve pagare all’Acea dopo la condanna, nel 2017, del Tribunale superiore delle acque pubbliche di Roma, per l’illegittimo prelievo di acqua dal fiume Verde. Soldi che sono un terzo dell’intero bilancio della società che gestisce il servizio idrico e che non potrebbe mai pagare in un’unica soluzione. Già i 5.400.000 dell’accordo, che aveva avuto anche il benestare dei sindaci-soci della Sasi, avrebbero avuto ripercussioni negative sugli investimenti su reti e depuratori che sarebbero stati tagliati. (t.d.r.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .

