L’Isi in liquidazione Per ogni Comune 2mila euro di spese

24 Dicembre 2014

LANCIANO. L’Isi, la società del patrimonio delle reti idriche, è in liquidazione. Dopo quasi 9 anni dalla prima proposta di unificazione della società di gestione del servizio idrico, ossia la Sasi,...

LANCIANO. L’Isi, la società del patrimonio delle reti idriche, è in liquidazione. Dopo quasi 9 anni dalla prima proposta di unificazione della società di gestione del servizio idrico, ossia la Sasi, e quella del patrimonio, l’Isi; dopo anni di lotte politiche, lunedì sera, nell’assemblea dell’ente, i sindaci-soci hanno votato all’unanimità lo scioglimento dell’Isi. Arrivarci non è stato affatto facile. Serviva un quorum molto alto, i 2/3 dei sindaci-soci, e non era cosa facile averlo dopo il “non partecipiamo” di alcuni primi cittadini del centrodestra. Dopo due ore di attesa, dopo l’appello accorato del presidente Isi Vincenzo Antonucci alla responsabilità morale e non politica di votare la messa in liquidazione che non costava nulla ora, ma sarebbe poi costata 6 milioni di euro, e con l’appoggio di alcuni sindaci del centrodestra si è arrivati al quorum necessario. Da qui alla votazione: l’Isi è stata messa in liquidazione; pieni poteri ad Antonucci come liquidatore di effettuare le transazioni con la Sasi.

L’appello. Non era iniziata nel migliore dei modi l’assemblea Isi. Tante le assenze. Si pensava quasi di dover rinviare ancora l’operazione. Da qui la presa di posizione di Antonucci: «Se non si arriverà alla messa in liquidazione sarò costretto a portare le carte alla Corte dei conti e a far intervenire il commissario ad acta. Sciogliere l’Isi non crea problemi, né porta costi perché le reti tornano ai Comuni che poi le gireranno gratis al nuovo ente o alla Sasi». Dalla minacce all’appello accorato: «Chiedo un’assunzione di responsabilità oltre le logiche partitiche e politiche», ha aggiunto il presidente. «C’è una legge dello stato che dice che se entro febbraio arriviamo allo scioglimento non si pagano le tasse. Oltre pagherete 6 milioni di euro». A tanto ammonterebbero le tasse da pagare in base al conto effettuato dall’Agenzia delle entrate nel luglio scorso. Soldi che i Comuni avrebbero prelevato ovviamente dalle tasche dei cittadini.

Il voto. I sindaci hanno risposto secondo coscienza. Fondamentale è stato l’apporto dei primi cittadini del centrodestra che hanno messo da parte la politica e hanno deciso di votare la liquidazione per evitare altre tasse ai propri cittadini. Centrosinistra e Udc erano già compatti, quindi l’Isi è stata messa in liquidazione.

I costi. «Si è posto fine a questo dualismo in base alla legge regionale 9/2011. E lo si è fatto senza costi. Niente tasse e aumenti delle bollette per i cittadini», assicura Antonucci, «questo perché non ci saranno costi per il passaggio delle reti e perché possiamo beneficiare dei vantaggi fiscali concessi dal governo (legge n. 68, maggio2011, ndc) che prevede di non far pagare tasse e imposte salvo l’Iva in sede di scioglimento e messa in liquidazione». Il costo dell’Iva in questo caso è di 150mila euro da dividere tra i 76 Comuni-soci in base alle quote di detenute da ciascun ente. Ogni Comune in media verserà circa 2mila euro. Lanciano e Vasto di più, perché detengono più quote, i Comuni più piccoli pagheranno meno. (t.d.r.)

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