L’ospedale di Atessa chiude, anzi no

La Regione ci ripensa, slitta il processo di riconversione previsto il primo marzo. Nessuna proroga per Guardiagrele
ATESSA. «Il processo di riconversione dell’ospedale di Atessa non partirà il primo marzo, cosa che avverrà da questa data per Guardiagrele, ma più avanti». Lo dichiara in una nota l’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci. Nessuna chiusura quindi per il San Camillo, ma riconversione. Paolucci non solo getta acqua sul fuoco sulla notizia della “chiusura” ma spiega come sarà riconvertito l’ospedale entro l’estate. «Atessa prima della riconversione avrà 20 posti letto di lungodegenza, per il futuro il progetto prevede» spiega Paolucci «di trasformare quelle strutture (Atessa e Guardiagrele, ndc) in ospedali di comunità, con un'adeguata dotazione di posti letto territoriali: un nuovo modello di assistenza, più rispondente alle esigenze dell'utenza di riferimento, composta in gran parte da over 65». Che cosa ci sarà ad Atessa? Il San Camillo sarà strutturato su tre “moduli”: ospedale di comunità e centro di riabilitazione; il terzo modulo è ancora in fase di valutazione.
Resteranno i laboratori analisi, il centro raccolta sangue, la diagnostica per immagini, ambulatori specialistici; il pronto soccorso sarà trasformato in punto di primo intervento che non tratterà, in pratica, i codici rossi, e sarà aperto 24 ore.
«Non ci sarà, quindi, alcuna perdita di posti letto» spiega l’assessore che aggiunge: «A Guardiagrele e ad Atessa, ci saranno fino a 20 posti letto per l'ospedale di comunità, cui si aggiungeranno alcune decine di altri posti destinati a residenze sanitarie assistite per anziani non autosufficienti, semi-residenze per anziani e altri servizi, fino a 80 posti letto. Parlare di chiusura, ancora una volta, mi sembra grave, perché s’ingenerano timori ingiustificati nella popolazione».
RESPONSABILITÀ PREGRESSE. Paolucci torna su quanto aveva disposto il precedente commissario Gianni Chiodi, nel decreto 45 del 2010. «In quell'atto era stata cancellata integralmente la dotazione di posti letto in quei presidi dove erano previsti solo ambulatori specialistici e un'assistenza medico-infermieristica limitata a 12 ore giornaliere. È dal settembre 2014 che sono state dichiarate le intenzioni della Regione sui presidi ospedalieri di Guardiagrele e Atessa, eppure, per il solito spirito polemico e strumentale, Mauro Febbo continua a sollevare questioni senza fondamento. La maggioranza di cui Febbo faceva parte aveva dunque previsto zero posti letto, come avvenuto poi effettivamente a Casoli. Questo governo regionale, invece, è intervenuto per correggere le scelte della maggioranza di chi oggi accusa che avrebbe smantellato tutto».
COME NASCE IL MALINTESO. Luciano D’Alfonso lo scorso 24 febbraio così scrive al direttore generale Asl teatina, Pasquale Flacco, e all’assessore Paolucci: «Si rappresenta che le strutture dei presidi ospedalieri di Guardiagrele e Atessa, a far data dal primo trimestre del corrente anno, svolgeranno attività sanitarie di natura distrettuale, riabilitativa ed erogativa di cure intermedie territoriali socio sanitarie, con sostanziale elisione delle attività assistenziali di ricovero e cure ospedaliere e con conseguente caducazione dei posti letto attualmente ivi insistenti, che potranno essere redistribuiti nelle residue strutture ospedaliere di codesta Asl».
SVILUPPI POLITICI. «Costatiamo con amarezza che quello che LiberAtessa aveva annunciato si è avverato: con Borrelli, D’Alfonso, Paolucci e un Pd atessano defilato, e assente, il nostro ospedale è stato chiuso» afferma il sindaco Nicola Cicchitti. «Il coordinatore regionale di Abruzzo Civico (Giulio Borrelli, ndc) con due consiglieri regionali che sostengono la maggioranza di D’Alfonso di cui uno assessore (Gerosolimo) e l’altro presidente della V commissione Sanità (Olivieri) sostiene che la decisione è stata presa “senza il coinvolgimento dei componenti della maggioranza” forse perché ognuno tutela e salvaguardia il proprio campanile». Intanto il comitato spontaneo in difesa del territorio ha inoltrato richiesta per la convocazione di un consiglio comunale straordinario.

