«L’ospedale di zona disagiata si farà»

15 Maggio 2018

L’assessore Paolucci rassicura il personale: si sono solo allungati i tempi. Il sindaco Borrelli: vantaggi anche per Lanciano

ATESSA. L’iter per il riconoscimento di ospedale di area disagiata per il San Camillo è in una fase avanzata. Il progetto è entrato a far parte del disegno complessivo della rete ospedaliera regionale che dovrebbe essere presentato entro il prossimo giugno al Ministero. Incrociando le dita, per la prossima estate si saprà se la famigerata “firma” per la conversione dell’ospedale di Atessa sarà apposta o meno. Tutti questi passaggi sono stati spiegati ieri nella riunione tenuta all’ospedale dall’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci, dal sindaco Giulio Borrelli e da Vincenzo Orsatti, direttore sanitario della Asl2. Presenti medici e infermieri del San Camillo.
L’iter per il riconoscimento di ospedale di area disagiata ha alcuni punti fermi: il consiglio comunale del 6 novembre 2017, la delibera di giunta regionale del 7 novembre e quella del 17 gennaio, con la quale la Regione ha cambiato gli atti programmatori riconoscendo Atessa come presidio ospedaliero di area disagiata. Quest’ultima delibera è stata inviata al Ministero che ha chiesto delle integrazioni, inviate, in modo esaustivo, lo scorso 9 aprile dall’Agenzia regionale sanitaria. A questo punto, il Ministero risponde che «considerando che il riordino della rete ospedaliera e dell’emergenza approvato con Dca 79/2016, ha acquisito da tempo le valutazioni positive dai tavoli preposti, si rappresenta che il nuovo assetto delineato per il presidio De Lellis, al fine della valutazione di coerenza con quanto disposto ai sensi del dm 70/2015, deve essere contestualizzato all’interno del disegno complessivo della rete ospedaliera». Paolucci ha spiegato che, per accelerare i tempi, avevano cercato, per Atessa, di approntare una sorta di “variante”. Il Ministero ha scelto però di discutere il pacchetto unico delle “revisioni” della sanità regionale nelle quali ci sono la Dea di 2° livello di Chieti-Pescara, l’ospedale di Popoli e, appunto, la riconversione del San Camillo. Per Atessa la documentazione è già stata preparata in modo esaustivo.
Si tratta quindi di completare l’iter burocratico che è diventato un po’ più complesso. «Non bisogna fare speculazione su questi argomenti e avvelenare un qualcosa che non merita di essere avvelenato», afferma Paolucci dopo aver spiegato ai presenti tutti i vari passaggi. «Vorrei che una buona volta si iniziasse a ragionare in termini di sinergia con l’ospedale di Lanciano. Una parte di questi problemi derivano da un braccio di ferro senza senso», dice Borrelli, «c’è bisogno di un clima di comprensione e collaborazione perché se si sblocca la situazione ad Atessa chi se ne avvantaggerà, oltre ai cittadini, sarà anche Lanciano».
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