L’ospedale guardiese non morirà, sveliamo il progetto Paolucci

Curerà anziani, avrà decine di letti, e fornirà nuovi servizi Tra sette giorni il decreto regionale salva-Ss Immacolata
CHIETI. Cambia nome, ma non diventa una scatola vuota.
Il Ss. Immacolata di Guardiagrele da presidio ospedaliero (Po) diventa presidio territoriale di assistenza (Pta) e ospedale di comunità. Una struttura destinata a fare da filtro tra il territorio e l’ospedale vero e proprio che dovrebbe trattare solo gli acuti. Utilizziamo il condizionale non a caso, perché in realtà i nostri ospedali, a cominciare dal Ss. Annunziata di Chieti accolgono anche pazienti cronici e con problemi non acuti e questo fa sì che siano al collasso, come dimostrano le barelle in corsia. Ma abbiamo potuto leggere in anteprima la proposta dell’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci che, tempo una settimana o poco più, dovrebbe diventare decreto. Il principio ispiratore è che, una volta andato a regime, il nuovo Pta e ospedale di comunità guardiese risponderà soprattutto alle esigenze delle persone anziane, dei non autosufficienti, dei malati cronici e fragili e manterrà la vocazione psicoriabilitativa che già aveva.
Per capire quali servizi sanitari potrà offrire dobbiamo ripartire dal Decreto del commissario ad acta (Dca) del 2010 voluto da Gianni Chiodi. A quanto fissato da quel decreto andranno ad aggiungersi altre nuove specificità volute da Paolucci.
IL DECRETO CHIODI. Il Dca 45/2010 prevedeva all’interno del Pta di Guardiagrele 15 diverse tipologie di servizi. A partire dall’assistenza medica e infermieristica 24 ore su 24, per continuare con il servizio di Cup (Centro unico di prenotazione), con il servizio Adi (assistenza domiciliare integrata) e con l’Unità di valutazione multidimensionale.
Il decreto prevedeva anche posti letto per struttura residenziale pubblica e posti letto da ospedale di comunità. Si erano creati anche spazi dedicati ad attività ambulatoriale specialistica con particolare riferimento alle discipline di base: cardiologia, chirurgia, dermatologia, geriatria, neurologia, oculistica, otorinolaringoiatra, pneumologia, psichiatria, urologia e ortopedia.
Non mancavano, inoltre, servizi di accoglienza alla persona, servizi di assistenza protesica, un punto prelievi, un ambulatorio dentistico, il Centro vaccinale, un servizio veterinario, la Commissione per l’accertamento dell’invalidità, un ufficio per la scelta e revoca e il rilascio esenzioni ticket, consultori e servizi socio-sanitari integrati, ivi compresi i servizi a favore dei minori e delle famiglie, realizzati insieme ad operatori di Asl e Comuni e, inoltre, spazi dedicati a forme di associazionismo dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta.
Erano previste inoltre attività assistenziali di base, in collaborazione con la Guardia medica e le attività specialistiche che hanno sede nel presidio. LA PROPOSTA PAOLUCCI. La proposta dell’assessore Paolucci mantiene tutte le attività elencate e, in più, ne aggiunge delle altre. Quando la riconversione diventerà conclusa, il paziente potrà entrare al Santissima Immacolata e trovare anche: il Laboratorio analisi, il Centro raccolta sangue, la Diagnostica per immagini, il servizio di Diabetologia, quello di Endoscopia, la Farmacia, la Diagnostica vascolare (doppler), la Dialisi, la Reumatologia, il Day Surgery e la Terapia fisica e strumentale. Non solo: ci saranno 90 posti letto.
Non sono posti letto per acuti, ma sono pensati soprattutto per l’utenza anziana. Considerato che la vita medi si va allungando, dunque, questo tipo di presidio sanitario andrà incontro alla domanda di assistenza della società contemporanea. In particolare si tratta di 20 posti setting da definire in relazione agli assistiti ex Villa Pini, 20 di residenza protetta riabilitativa psichiatrica, 20 di residenza protetta per disabili adulti, 20 di residenza protetta per anziani e 10 da ospedale di comunità.

