L’ostensorio del ’400 torna in cattedrale grazie al benefattore

Atessa, l’opera di Nicola da Guardiagrele e altri tesori sacri saranno esposti in una super teca a prova di ladri
ATESSA. I fedeli di Atessa potranno presto ammirare dal vivo l’ostensorio di Nicola da Guardiagrele. Sarà inaugurata domenica prossima, nella cattedrale di San Leucio, la teca che custodirà la preziosa opera, attualmente custodita in banca, e altri tesori artistici, i quali saranno quindi nuovamente visibile a studiosi, turisti e fedeli. La realizzazione della teca, con vetro antiproiettile e protetta da un sistema di allarme e videocamere, è stata possibile grazie alla generosità di un benefattore atessano, Piergiorgio Serra. L’idea progetto è dell’architetto, nonché sindaco, Nicola Cicchitti.
«Desideriamo ringraziare il signor Serra per il suo gesto di grande sensibilità verso Atessa», afferma il parroco di San Leucio, don Loreto Grossi, «l’esposizione degli oggetti sacri più cari della nostra parrocchia contribuirà alla valorizzazione artistica della cattedrale e soddisferà la richiesta di molti turisti che ogni anno vi si recano per visitarla». Il programma dell’inaugurazione prevede, dalle 18, gli interventi del parroco, del priore Nicola Zinni, di don Cassio Menna, vicario dell’arcidiocesi Chieti-Vasto, del sindaco Cicchitti, del benefattore Serra e del direttore del Polo museale dell’Abruzzo, Lucia Arbace.
L’ostensorio fu realizzato dal famoso scultore Nicola da Guardiagrele nel 1418. «L’opera, in lamina d’argento e di argento dorato, incisa, cesellata, bulinata e sbalzata, rappresenta uno dei capolavori del maestro guardiese e di tutta l’arte orafa sacra in Abruzzo», afferma la professoressa Adele Cicchitti. L’altezza dell’ostensorio è di poco inferiore ai 50 centimetri. Su una base (capitello fogliato) si stacca una micro-architettura esagonale con sei edicole raffiguranti i quattro evangelisti, la Vergine e l’arcangelo Gabriele. Anche la sovrastante teca, sorretta da un capitello con grandi foglie, è esagonale; le sei aperture sono decorate e traforate, ricalcando lo stile veneziano. All’interno dell’esagono, che custodiva l’ostia consacrata, c’è Maria genuflessa, con un mantello rivestito da smalti applicati.
Sul tempietto, sormontato da otto figure di angeli, si trova san Michele Arcangelo con la spada sguainata. L’ostensorio di Atessa offre diverse tecniche innovative attuate dall’orafo guardiese. L’opera fu restaurata nel 2008 da Sante Guido e Giuseppe Mantella dell’Arpai. Nella teca saranno custoditi anche una riproduzione degli affreschi del XIII secolo “nascosti” dal coro ligneo, la statua d’argento a mezzo busto di san Leucio (fusa a Roma nel 1731 e rimaneggiata nel 1857) e della costola di un animale preistorico, reminiscenza delle fabulose origini di Atessa: un enorme drago, ucciso da Leucio, divideva i due borghi Ate e Tixa esigendo olocausti umani.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

