L’ultimo giorno del commissario

Va in pensione Di Bartolomeo, per 37 anni il volto umano delle nostre carceri
CHIETI. Sarebbe troppo facile scrivere che Valentino Di Bartolomeo appende le chiavi al chiodo. Quali chiavi? Quelle del carcere. In realtà oggi va in pensione un comandante dal volto umano che, per 37 anni, ha saputo dialogare con migliaia di detenuti ridando loro una prospettiva di vita. Ha compiuto sessant’anni ieri, Di Bartolomeo, commissario capo della polizia penitenziaria, dal 1991 al comando del reparto nella casa circondariale di Pescara e poi, dal ’96 fino a questa mattina, del carcere di Chieti. Originario di Campobasso e arruolatosi nel 1978, Di Bartolomeo ha visto entrare in cella politici e imprenditori. Personaggi di potere incappati nelle maglie della giustizia. Ma il carcere è come “La Livella” di Totò dove sindaci e assessori travolti nel 1993 da Mani pulite, oppure arrestati in tempi più recenti, si ritrovarono a vivere esperienze buie accanto ai criminali più pericolosi, autori di omicidi, stupri o rapine. Guardarli negli occhi non è stato facile. C’è un solo modo per resistere quasi quarant’anni nella trincea che separa la società civile dal mondo dei detenuti. E’ quello di seguire, nel lavoro di ogni giorno di custode della legalità, la regola del buon senso e della comprensione. In una sola parola: dell’umanità che ha contraddistinto Valentino Di Bartolomeo. Cavaliere della Repubblica, insignito della medaglia d’oro alla benemerenza da Papa Giovanni Paolo II, il commissario Di Bartolomeno ha comandato per quasi dieci anni la polizia penitenziaria di Chieti con un l’obiettivo di integrare la rigorosa istituzione penitenziaria nel contesto sociale e culturale della città.
Lo ha fatto aprendo le porte del carcere a Caritas, Arcidiocesi, Comune, Università, scuole e associazioni di volontariato. Tanti gli esempi. Dall’allestimento della mostraconvegno "Carcere e territorio" che portò a Chieti la ghigliottina con cestello originale utilizzata nella città, al convegno con la Camera Penale di Chieti "Un giorno in galera", o al progetto di educazione alla legalità "Carcere e scuola" in collaborazione con istituti scolastici. E’ un elenco lungo dove spicca la fondazione della compagnia teatrale "Polizia penitenziaria Chieti" che si è esibita al Marrucino ed in altre città italiane. E ancora: la collaborazione della Polizia penitenziaria con la Casa Famiglia "Vita e sorriso" (le suore Vincenziane) di Corso Marrucino e la partecipazione della Polizia penitenziaria a eventi e manifestazioni come la via Crucis dei lavoratori che ieri sera è sfilata per le vie del centro storico. Con lui, il carcere di Madonna del Freddo ha aperto le sue porte alle scolaresche, mentre i detenuti, in permesso premio, hanno potuto partecipare a iniziative sociali nel territorio. Oggi, alle 11, le istituzioni lo saluteranno con una cerimonia in carcere. Ci saranno sindaco, prefetto, arcivescovo, provveditore, direttori e comandanti delle carceri di Abruzzo e Molise. Sono del figlio Livio le parole più belle per ringraziarlo: «E’ un padre cui spero di assomigliare non solo nelle fisionomie. Un capitano che è sempre sceso dalla nave per ultimo e l'ha condotta al sicuro nel porto, a dispetto delle tempeste».(l.c.)

