L’Università taglia le tasse di 4milioni

Batosta sui fuoricorso ed esenzioni a chi merita: la D’Annunzio approva le nuove regole per oltre 27 mila studenti
CHIETI. L’università “d’Annunzio” incasserà quest’anno quattro milioni di euro in meno dalle tasse universitarie. È la stima che gli esperti dell’ateneo di Chieti e Pescara hanno fatto applicando il nuovo sistema di pagamento adottato. A tariffa invariata rispetto allo scorso anno (fatta eccezione per un lieve aggiornamento Istat imposto per legge) e con un numero di studenti (27mila) di poco inferiore rispetto all’anno precedente, l’ateneo teatino-pescarese si predispone ad incassare di meno perché applicherà un nuovo sistema di pagamento delle tasse universitarie che tenta sempre di più di premiare il merito e andare incontro alle famiglie con problemi economici. Rispetto all’anno precedente sono otto, e non più cinque, le fasce con cui viene calcolato l’importo da pagare. Chi ha un reddito molto basso e una media molto alta dovrà dare pochissimo, al contrario gli studenti fuori corso e con reddito alto, la “pagheranno cara”, in tutti i sensi. Si va da un minimo di 196 euro all’anno a un massimo di 1.284 euro. Nel primo caso la tassa è stata abbattuta del 77%. Nel secondo caso, invece, ha subito un incremento del 50%. Insomma, la “d’Annunzio” non si dimostra certo l’ateneo ideale per svogliati “figli di papà”. Lo è, invece, per volenterosi studenti dal portafoglio vuoto. Chi pagherà solo 196 sono ragazzi il cui percorso di studio è stato giudicato passibile di “alto merito” e la cui famiglia ha un reddito, certificato Isse/Iseu, inferiore a 7.000 euro. Per ottenere un “alto merito” occorre aver sostenuto un determinato numero di esami con una media che va oltre il 28. Se la media si abbassa sino al 26 si può comunque rientrare nella fascia inferiore di merito. Sotto al 26, invece, si esce dalla classifica di merito. Così come se ne esce se non si supera il numero di esami richiesto di anno in anno. Anche se si è fuori dalla classifica di merito, però, si possono ottenere comunque riduzioni della tassa universitaria, purché, però, il reddito familiare sia inferiore almeno a 25 mila euro l’anno. I problemi iniziano quando non si rientra nella classifica di merito e il reddito della famiglia supera i 25 mila euro l’anno. Se poi si va anche di oltre due anni fuori corso, allora sono veramente guai. Lo studente che arriva a pagare il massimo è quello che è fuori corso da più di due anni e che ha un reddito familiare che supera i 65 mila euro l’anno. Il nuovo regolamento del sistema contributivo degli studenti per l’anno accademico 2015-2016 è stato portato in consiglio d’amministrazione nella seduta del primo luglio. Il rettore, Carmine Di ilio, ha fatto presente che è stato redatto anche a fronte di richieste arrivare dalle associazioni studentesche. «Per la nostra università si tratta di un grande sforzo prevedere di incassare 4 milioni in meno», ha detto il rettore, «ma siamo certi di essere sulla giusta strada». Per non vedere la tassa maggiorata, lo sforzo, dunque, è quello di non uscire fuori corso. Ed è questo, infatti, l’obiettivo finale cui tende la riclassificazione del sistema, soprattutto alla luce del fatto che i fondi statali vengono assegnati agli atenei anche in ragione del numero di studenti fuori corso. Semplificando: meno ce ne stanno e più si possono ottenere finanziamenti e magari ristorare parte di quei 4 milioni in meno che entreranno quest’anno alla “d’Annunzio”. Tutti soldi risparmiati per le famiglie. Ovviamente quelle che hanno figli studiosi…

