La Ball conferma la chiusura ma apre a nuove soluzioni

1 Dicembre 2018

San Martino sulla Marrucina. Ieri l’incontro al ministero tra sindacati, istituzioni e vertici aziendali  Si tratta sulla cessione a titolo gratuito del sito. Fim Cisl e Fiom Cgil: «Obiettivo reindustrializzazione»

SAN MARTINO SULLA MARRUCINA. La Ball conferma la cessazione della produzione di lattine a San Martino sulla Marrucina, ma apre piccoli spiragli sulla reindustrializzazione e sulla ricollocazione dei lavoratori. Ieri mattina a Roma nella sede del ministero dello Sviluppo economico, alla presenza del vicecapo di gabinetto Giorgio Sorial, si è svolto un incontro sul futuro dei 70 dipendenti della Ball che saranno licenziati a Natale. La multinazionale americana ha confermato la decisione di chiudere il sito chietino, ma si è detta disponibile a riflettere sulla cessione a titolo gratuito dello stabilimento e sulla cassa integrazione, richieste avanzate da sindacati e ministero. Un piccolo segnale di apertura, che adesso dovrà essere seguito da fatti concreti, che tiene accese le speranze dei dipendenti. «Vediamo se alle loro parole adesso ci sarà una concreta disponibilità a venire incontro alle esigenze dei lavoratori», dice il sindacalista Andrea De Lutis della Fiom Cgil. All’incontro di Roma hanno partecipato anche i sindaci Luciano Giammarino di San Martino sulla Marrucina e Rocco Micucci di Rapino, l’assessore comunale di Guardiagrele Piergiorgio Della Pelle, Piergiorgio Tittarelli, direttore del dipartimento attività produttive della Regione e il sindacalista Dorato Di Camillo (Fim Cisl). Davanti alla sede del ministero i lavoratori hanno posizionato un albero di Natale, sotto il quale il “pacco regalo” è il licenziamento. «All’azienda è stato chiesto di valutare nuovamente le proposte emerse al tavolo da parte del sindacato», dice la Fim Cisl, «e su questo è stata data una rinnovata disponibilità che speriamo sia esercitata in modo accurato. Chiediamo di costruire un percorso che si concluda con un accordo sindacale in sede ministeriale prima di Natale. Accesso alla cassa integrazione straordinaria, richiesta di attivazione dell’ammortizzatore sociale e un’azione di scouting per identificare aziende interessate a rilevare l’area e a rioccupare i lavoratori sono le cose da fare subito». «Affinché un sito possa essere reindustrializzato, servono almeno tre condizioni», spiega il presidente vicario della Regione Giovanni Lolli, «disponibilità gratuita del sito, ovviamente solo per chi si impegna a rioccupare i lavoratori; misure di sostegno per chi è disposto a reindustrializzare: il tempo necessario a individuare e negoziare col soggetto subentrante, che ovviamente non può avvenire nei 45 giorni della procedura. Ecco perché è indispensabile il ricorso alla cassa integrazione». «La Ball dovrà dare risposte», conclude la Fiom Cgil, «il nostro obiettivo è la reindustrializzazione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA