La Ball va avanti con i 70 licenziamenti

23 Ottobre 2018

San Martino sulla Marrucina, nel faccia a faccia in Confindustria l’azienda dice no alle richieste dei sindacati: la chiusura resta

SAN MARTINO SULLA MARRUCINA. L’azienda non accetta le richieste dei sindacati: la procedura di licenziamento non verrà né ritirata né sospesa. Si chiude con un no il primo incontro della vertenza Ball, la multinazionale che due settimane fa ha annunciato la chiusura dello stabilimento di San Martino sulla Marrucina che dà lavoro a 70 persone, oltre alle 15 dell’indotto. Ieri pomeriggio, nella sede di Confindustria Chieti-Pescara, c’è stato il primo incontro ufficiale tra sindacati e azienda. La proprietà, però, non era presente con i propri vertici internazionali: c’erano solo l’amministratore delegato Italia, Lorenzo Garbellini, accompagnato da un dirigente spagnolo e da due avvocati. Per quanto riguarda i sindacati, erano invece presenti Andrea De Lutiis, Domenico Adorante e Giuseppe Grazioso della Fiom Cgil, Dorato Di Camillo e Licio Marascia della Fim Cisl. Ad attendere la delegazione col fiato sospeso c’era buona parte dei lavoratori della fabbrica di lattine che hanno aspettato nell’atrio della sede di Confindustria. I sindacati hanno riferito loro che la proposta di ritirare o sospendere la procedura di licenziamento avviata in blocco non è stata accettata. Né, d’altronde, Garbellini avrebbe potuto farlo, visto che non ne aveva l’autorità. Riferirà, comunque, l’esito dell’incontro ai vertici della multinazionale in attesa del nuovo incontro di giovedì prossimo nella sede della Regione.
Quel che è saltato fuori, nel frattempo, non è affatto rassicurante. «Ci hanno detto che vogliono chiudere lo stabilimento di San Martino», spiega De Lutis, «perché vogliono potenziare la linea di produzione di lattine nel sito industriale di Nogara, in provincia di Verona. Ma prima di potenziare la produzione passerà un anno, in cui le lattine che si facevano in Italia verranno prodotte un po’ in Spagna e un po’ a Belgrado». «Noi comunque abbiamo ribadito che non è vero che nello stabilimento di San Martino non si può fare il raddoppio della produzione», ha continuato Di Camillo, «non è vero che a Nogara l’impatto sociale di una eventuale chiusura sarebbe maggiore di quello provocato da una chiusura del sito di San Martino, perché comunque i lavoratori del sito di Nogara, pur essendo in numero superiore di quelli della fabbrica abruzzese, sarebbero supportati da una maggiore possibilità di ritrovare un nuovo impiego. Ma la cosa che più ci preme è che secondo noi c’è la possibilità di chiedere la cassa integrazione, rimandando la chiusura dello stabilimento di un anno, visto che la nuova normativa lo prevede espressamente. E in un anno tante decisioni possono essere riviste». Ma anche su questa possibilità l’azienda non ha voluto cedere. Se ne riparlerà in sede regionale, nel frattempo i sindacati si dicono pronti a portare la vertenza a livello ministeriale. (f.d.)
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