La banca non ha le prove, debito azzerato

Imprenditore di San Vito Chietino vince la causa in tribunale contro l’istituto che richiede 134mila euro
SAN VITO CHIETINO . Ci sono voluti tre anni, ma alla fine un noto imprenditore di San Vito Chietino ha vinto la battaglia contro l’istituto di credito che gli aveva notificato un decreto ingiuntivo per oltre 1344mila euro, per un presunto scoperto di conto corrente. L’imprenditore, che opera nel campo della mobilità turistica, a seguito della crisi che ha travolto il settore dopo il 2010, aveva proposto alla banca un piano di rientro dal suo indebitamento, ottenendo solo un decreto ingiuntivo attraverso il quale l’istituto di credito gli chiedeva la somma di 228.087 euro, di cui 134.180,25 a titolo di scoperto di conto corrente, e altri 93.907 quale prestito chirografario. In preda alla disperazione l’uomo, nel 2015, si è rivolto a Sos Utenti. Dopo un’accurata ricognizione dei rapporti bancari l’equipe di esperti di Sos Utenti, coordinata dal presidente onorario, Gennaro Baccile, ha messo a punto la difesa, «dopo aver riscontrato che dal 1999 la banca aveva sottratto e gradualmente aggravato il conto corrente dell’imprenditore con illegittimi addebiti a titolo di anatocismo, interessi, spese e commissioni mai correttamente pattuite», come si legge in una nota dell’associazione.
La difesa affidata all’avvocato Emanuele Argento, del Foro di Pescara, e delegato storico di Sos Utenti, ha steso una rete di protezione da tutti i creditori attorno all’imprenditore e già alle prime udienze l’avvocato Argento è riuscito a disinnescare l’esecutività del decreto ingiuntivo, così da evitare nell’immediato la messa all’asta dell’abitazione dell’imprenditore, e sede dell’impresa. L’avvocato Argento, tra l’altro, ha contestato alla banca la pretesa del saldo del conto corrente di 134.180,25 euro, perché l’istituto di credito non è riuscito a provare di aver realmente erogato quella somma, dichiarando che non ha potuto «reperire negli archivi tutti gli estratti conto dall’inizio del rapporto ma solo quelli dal 4° trimestre 2001 al 3° trimestre 2014». Per questo motivo il Tribunale di Lanciano (giudice Cleonice Cordisco), ha azzerato tutta la pretesa economica con la motivazione che «solo la documentazione integrale e continuativa delle singole movimentazioni (con il relativo titolo) che hanno concorso alla determinazione del saldo di conto corrente, azionato dalla banca in via monitoria, integra prova di tutti i fatti costitutivi di quel saldo e, quindi, del credito oggetto di ingiunzione».

