La battaglia di Simmy è un caso nazionale

Mancata assunzione e condanna del Comune finiscono in consiglio e sulle pagine di BenEssere
CHIETI. «Sono una donna nata su 4 ruote perché ho cromosomi capricciosi che non mi permettono il regolare sviluppo dei muscoli». Simona Petaccia, per gli amici Simmy, 43 anni, una laurea in lingue e letterature straniere, è una combattente. Ma la sua nemica peggiore non è la disabilità. Qualche mese fa la sua storia era rimbalzata sulle cronache abruzzesi per aver subito una grave ingiustizia. A rimettere le cose a posto il Tribunale di Chieti che, dopo la denuncia del torto subito, ha condannato il Comune teatino per non aver riconosciuto a Petaccia che è anche presidente della onlus Diritti diretti (www.dirittidiretti.it) il diritto all’assunzione nelle quote di riserva ( ex Legge 12 marzo 1999, n. 68) durante il concorso svoltosi nel 2011 e finalizzato all’assunzione a tempo pieno e determinato di 10 persone con profilo professionale di amministrativo – contabile.
Nonostante la condanna però, il Comune, invece di correggere l’errore commesso avrebbe fatto ricorso. La storia di Simmy, del suo coraggio e di una politica incapace di garantire i diritti civili ed umani dei cittadini diversamente abili, è finita sulle pagine patinate del mensile BenEssere-la salute con l’anima. Emblematico il titolo: «Piangersi addosso non serve a nulla». «È vero» commenta con spirito guerriero Petaccia «mai abbattersi di fronte alle difficoltà della vita». Una storia lunga tre anni giunta però a conclusione. Domani, in consiglio comunale, verrà discusso il caso della diversamente abile: accertamento, riconoscimento di debiti fuori bilancio in relazione alla sentenza emessa dal giudice del lavoro del tribunale di Chieti nei confronti di Simona Petaccia. «Un passaggio formale» spiega l’avvocato Anna Guarini «se il consiglio darà l’ok l’amministrazione comunale dovrà dare esecuzione alla sentenza». Tre anni di mensilità per un totale lordo di 45mila euro. Anche in caso contrario la posizione dell’Ente non cambierebbe. «In quel caso, di fronte ad un ulteriore diniego, scatterà il precetto che darà esecuzione immediata alla sentenza del giudice del lavoro» avverte il difensore di Simmy. Comune con le spalle al muro dunque. Non potrà evitare di pagare. E a pensarci bene con un sì risparmierebbe evitando almeno un’altra brutta figura.
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