La Brigata Maiella «baluardo di legalità e senso dell’onore»

Cerimonia-ricordo al Sacrario di Taranta Peligna E Gessopalena si gemella con la “liberata” Brisighella
TARANTE PELIGNA. Cultura della legalità, senso dell’onore e disciplina militare furono le caratteristiche principali dei singoli combattenti della Brigata Maiella, trasmessi a loro dal comandante Ettore Troilo. Queste parole di Nicola Mattoscio, presidente della Fondazione Brigata Maiella, hanno suggellato la lunga giornata di domenica iniziata al Sacrario di guerra di Taranta Peligna, successiva all’avvio del gemellaggio tra i comuni di Gessopalena e Brisighella con i rispettivi sindaci Andrea Lannutti e Davide Missiroli svoltosi sabato a Gessopalena, e conclusasi in serata a Torricella con Nicola Troilo, primogenito del fondatore del gruppo partigiano, del ricercatore universitario Piero Nicola Di Girolamo e del sindaco Tiziano Teti.
Due giornate di memorie, riflessioni, propositi ed emozioni. Al Sacrario da 39 anni abbarbicato su uno sprone della Maiella, erano presenti vari amministratori della zona con i gonfaloni e un centinaio e più di persone. Due corone di fiori della cittadina romagnola e dell’Associazione partigiana abruzzese sono state depositate sull’altarino circondato da foto e nomi dei combattenti defunti. Dopo la cerimonia religiosa di don Andrea Rosato, i partecipanti si sono spostati oltre la vecchia galleria Anas - costruita dai Borboni nel XVIII secolo, come ha ricordato Marcello Di Martino, sindaco di Tarant - per i discorsi di Mattoscio, Missiroli, Lannutti, e un intervento del figlio di Vittorio Travaglini, co-fondatore del gruppo partigiano. Mattoscio ha rivendicato la centralità del territorio abruzzese nel periodo bellico ’43-’44, citando tra l’altro il martirio di Pescara distrutta dai bombardamenti che fecero più di cinquemila vittime. Ma ha anche parlato della visione politica di Ettore Troilo, dell’europeismo degli antifascisti dell’epoca e dei pericoli insiti nei movimenti demagogici odierni. «Ricorre oggi l’anniversario della strage della stazione di Bologna», ha detto, «35 anni fa e 35 anni dopo la Liberazione. La democrazia va difesa quotidianamente». Missiroli ha auspicato che non ci siano solo i ricordi, ma che nasca nuova linfa per rinnovare i valori liberatori portati dai maiellini a Brisighella il 4 e 5 dicembre 1944. Di uguale tenore Lannutti, che ha ricordato la battuta di Domenico Troilo, vicecomandate operativo dei patrioti: «Non volevo cambiare il mondo, volevo solo vivere in pace». Nicola Troilo, primogenito di Ettore, ha ricordato la profonda moralità del padre e l’educazione rigorosa data ai figli. Messaggi profondi rivolti alle nuove generazioni, che però erano assenti alle celebrazioni. Un segno dei tempi.
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