La Casina dei tigli getta la spugna

Ieri è stato l’ultimo giorno della mitica gestione degli Aceto
CHIETI. Il sorriso da diva di Maria Grazia Cucinotta, le serate jazz con Giò Giò Rapattoni e Assunta Menna, gli aperitivi e le pizzette rosse che riportano la memoria ai favolosi anni Sessanta, quelli del juke box, dei filoni, del gelato a 30 lire, delle pizzette e panzerotti che ti venivano offerte con la lisca tra i denti da un precedente gestore. Ci piace ricordare così la Casina dei tigli che ieri ha gettato la spugna. Da oggi è chiusa. Chieti e la sua villa sono più povere.
L’era della mitica famiglia Aceto, che ha rilevato il bar nel 2007, trasformandolo nel ristorante diventato il baricentro dell’estate teatina da bere, finisce qui. I cartelli affissi alle vetrate ci dicono semplicemente che la Casina dei tigli rimarrà chiusa per rinnovo locali dal 15 febbraio, cioè da oggi. Ma è un modo soft, diremmo indolore, per comunicare alla città che un altro dei suoi simboli è passato a miglior vita.
Sì, perché la Casina è da sempre un marchio per Chieti. Sin da quando, agli inizi degli anni Cinquanta, l’imprenditore Vincenzo Marcantonio la realizzò in appena dieci giorni. Marcantonio, che oggi avrebbe più di cent’anni, era fratello della signora Adriana Fernanda, moglie di Ulrico De Cesare e quindi madre di Angelo. Insomma, una grande famiglia di costruttori teatini.
Si devono a Marcantonio, per esempio, uno dei due lotti dell’ex ospedale pediatrico oppure la struttura antesignana della sede della Camera di Commercio, al Foro Boario, che diventerà il quartier generale delle camere di Chieti e Pescara dopo la fusione.
Lì Marcantonio realizzò il mattatoio di Chieti. Fu invece un altro storico imprenditore teatino, più di mezzo secolo fa, a dargli l’incarico di costruire, in quattro e quattr’otto, la Casina dei tigli. L’imprenditore era Eugenio Femminella, il cavaliere, quello della fornace dove ora ha sede la biblioteca provinciale, e di altre società tra cui “La Teatina”, fabbrica di bibite, il cui logo svettava all’ingresso della primissima Casina dei Tigli della villa dove, chi faceva filone a scuola, si rifugiava per spendere i pochi spiccioli al juke box perché in quegli anni impazzavano Diana e Paul Anka con quella voce americanitaliana davvero irresistibile. Gli anni successivi furono quelli della gestione più longeva, delle pizzette ed i panzeriotti della famiglia Zuccarini. Nove anni fa comincia l’era moderna, quella di Luciano Aceto, la moglie Angela e il figlio Ezio. Ma anche questa è arrivata al tramonto. La Casina dei tigli però è come un gatto. Ha sette vite e risorgerà.

