La Cassazione conferma: «Sindaco ineleggibile»

Pennadomo. Illegittimo il terzo mandato consecutivo, primo cittadino decaduto Passalacqua: attendo le motivazioni. Brignola: finalmente trionfa la giustizia
PENNADOMO. Insomma, era ineleggibile perché al terzo mandato ritenuto consecutivo anche se inframezzato da una parentesi commissariale. Sul pastrocchio di Pennadomo, diventato un caso nazionale, ha messo la parola fine la Corte di Cassazione: la I sezione civile, con la sentenza 6.128 depositata lo scorso 26 marzo, ha dichiarato la ineleggibilità di Antonietta Passalacqua a sindaco del Comune nel corso delle elezioni di fine maggio 2013, confermando così la sentenza della Corte d’appello dell’Aquila, la 398 del 2014, con la quale era stata disposta anche la decadenza della Passalacqua dalla carica di sindaco.
CHE COSA È ACCADUTO. Passalacqua aveva ricoperto la carica di primo cittadino una prima volta con le elezioni del 13 giugno 2004 e fino al 10 marzo 2007, quando furono formalizzate le dimissioni di sette consiglieri con la nomina del commissario prefettizio che gestì il Comune dal 16 marzo seguente al 14 aprile 2008. In seguito alle successive elezioni del 13 e 14 aprile di quell’anno, Passalacqua fu eletta nuovamente sindaco portando poi a compimento il mandato per cinque anni. Quindi una nuova vittoria dalle urne aperte il 26 e 27 maggio 2013. Contro questa rielezione insorsero i consiglieri comunali di opposizione Francescantonio Brignola e Nicoletta Di Florio con un ricorso al tribunale di Lanciano per accertare l’incandidabilità di Passalacqua e dichiararla decaduta dalla carica perché eletta per la terza volta consecutiva, violando il decreto che vieta l’immediata rieleggibilità a sindaco di chi ha ricoperto la stessa carica per due mandati consecutivi. Il ricorso fu rigettato dal tribunale frentano: i giudici, infatti, esclusero la consecutività dei due mandati perché intervallati da un periodo «significativo» di commissariamento. Da qui l’impugnazione della sentenza da parte dei due consiglieri assistiti dagli avvocati Fausto Troilo e Sara Rapino, del foro di Lanciano, con il ricorso poi accolto dalla Corte d’Appello dell’Aquila. Quindi la nuova sentenza impugnata questa volta da Passalacqua e la conferma da parte della Cassazione della decisione presa in Appello sulla sua ineleggibilità e decadenza da sindaco.
L’AVVOCATO DELLA MINORANZA. «La sentenza della Cassazione», spiega l’avvocato Troilo, «oltre ad avere definitivamente acclarato l’illegittimità dell’elezione a sindaco della signora Passalacqua, ha sancito un importante principio, da noi sostenuto fin dall’inizio, e cioè quello secondo cui l’eventualità che durante uno dei mandati vi sia stata una gestione commissariale, non può incidere sull’operatività dell’articolo 51, comma 2, del decreto legislativo 276/2000, che vieta espressamente la candidatura a sindaco per la terza volta consecutiva, rispondendo così anche all’esigenza di evitare clientelismi e rendite di posizione dovute a un’eccessiva durata consecutiva dell’incarico di primo cittadino».
IL SINDACO DECADUTO. «Per me la vicenda non si chiude qui», dice Antonietta Passalacqua, rappresentata nelle udienze dallo studio legale Pace-Crapolicchio di Roma, «infatti aspetto le motivazioni addotte dai giudici. Anche perché il 13 gennaio scorso, in udienza, il pubblico ministero si espresse in tutt’altro modo. In sostanza si sosteneva che se anche ci fosse stato un piccolo dubbio, la sentenza doveva andare in favore dell’eletto in quanto espressione della volontà popolare. “Il popolo è sovrano”, dice la Costituzione. Probabilmente sarà sciolto il consiglio comunale ma nel frattempo va avanti il mandato del vicesindaco, Stefano Pantalone, fino all’indizione delle elezioni».
IL CAPOGRUPPO DELL’OPPOSIZIONE. «Il mio compito era e sarà sempre quello di dimostrare che le leggi non sono fatte solo per imbrattare le carte», sostiene Brignola, «ma servono per regolare la vita sociale ed equilibrare le azioni che ogni singolo mette in atto, riservando a se stesso la scelta e dovendo poi accettare quanto scaturisce in seguito. La conclusione di quanto intrapreso due anni fa è sicuramente il trionfo della giustizia, ma analizzando quanto è accaduto, è l’ennesima mortificazione per il paese di Pennadomo e per i suoi abitanti che hanno dovuto subire un grave ritardo nello sviluppo sia economico che sociale. Comunque si dice che non tutti i mali vengono per nuocere: forse quest’ultima avventura negativa per il paese servirà a farci capire che l’importanza dell’amicizia può far superare ogni ostacolo, che l’essere uniti può far sì che il bianco sia bianco e lo si può correggere nel colore solo aggiungendo tutti insieme un correttore».
E ORA CHE COSA SUCCEDE? La dichiarazione della ineleggibilità di Passalacqua comporta adesso la necessità per il Comune di tornare alle urne. Ma che cosa accadrà nel frattempo? A chi sarà affidata la gestione dell’ente fino all’ezione del nuovo sindaco e della nuova amministrazione comunale? «Abbiamo inviato una nota alla prefettura di Chieti e al ministero dell’Interno», riprende l’avvocato Troilo, «affinché provvedano, ognuno per quanto di competenza, all’immediata nomina di un commissario. Questa nomina è inevitabile: non si può permettere che la gestione del Comune rimanga in capo al vicesindaco, in quanto la caducazione dalla carica della Passalacqua, per un fatto originariamente illegittimo, travolge inevitabilmente anche la nomina a vicesindaco, espressione del rapporto fiduciario intercorrente con il primo». Intanto la minoranza consiliare sembra intenzionata a mandare la sentenza alla Procura regionale della corte dei conti per le decisioni di competenza.
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